sabato 31 dicembre 2011

Fine anno

Sveglia alle 7.30. Fatto.

Lenticchie in ammollo la sera prima. Non fatto.

Lenticchie in ammollo alle 7.35. Fatto.

Cotechino fresco cotto per due ore dalle 8 alle 10 mentre inzuppavo i biscotti nel caffellatte. Fatto.

Creato profilo Twitter personale per aggiornare su allenamenti, gare e nuovi post in modo immediato. Fatto.

Riflessione sul fatto che sto per andare in un posto in cui non avrò internet per 7 giorni e la creazione del profilo twitter poteva essere rimandata al 7 di gennaio senza rischiare di perdere il treno delle 14 per Trento. Fatto.

Perso le chiavi del solaio con dentro (al solaio) scarponi da neve e sci. Fatto, per due ore e mezza.

Trovato un fabbro (onesto) a Milano sabato 31 dicembre. Fatto.

Rotto il lucchetto del solaio con il flex. Fatto (il fabbro).

Comprato lucchetto e fatto copia chiave solaio. Fatto (il figlio della portinaia (u' signuri mu u benedici)).

Realizzato che nel solaio non c'erano gli sci perché li avevo lasciati a Trento da un amico. Fatto.

Preso in solaio la scala per cambiare la lampadina del soggiorno. Fatto.

Comprato la lampadina. Fatto.

Comprato carote e sedano per preparare le lenticchie. Fatto.

Brindato al nuovo anno con l'Ortolano di Via Canonica a base di prosecco alle 12. Fatto.

Programmato che cosa fare dopo Capodanno e fino al 6 gennaio. Fatto.

Cambiato la lampadina del soggiorno. Fatto.

Messo su le lenticchie. Fatto.

Iscritto me e Roberto alla Ciaspolada. Fatto.

Corsa programmata dalle 12 alle 13. Non fatto.

Iniziato a preparare il bagaglio alle 13.30. Fatto.

Perso il treno delle 14. Fatto.

Perso il treno delle 15. Fatto.

Perso il treno delle 16. Speriamo di no.

Scritto il post in cui auguro a tutti i lettori di Piovono Runners un buon Natale. Non fatto.

Scritto il post di fine anno in cui auguro a tutti i lettori di Piovono Runners un felice anno nuovo. Fatto.

Andiamo a prendere sto spacchio di treno.

(nella foto: pranzo e schiscia per la cena)

p.s.
Carletto, Cristiano, Nizza, pubblicatelo voi il post sulla pagina facebook di Piovono Runners, che perdo il treno.

mercoledì 21 dicembre 2011

Saldi anticipati (e foto nitidissime)


Sono tornato da otto giorni di Maldive con la seguente eredità:
  • una media di 10 quadratini 4 cm x 4 cm di focaccia mangiati ogni giorno al buffet del resort. Ed era solo il companatico dei piatti principali, sia chiaro
  • un giro alla palestra del resort, ma solo per vedere dov'era. Mai entrato.
  • cinque giri di corsa dell'atollo, prudentemente divisi in due tranche, due il primo giorno, tre il terzo. Poi basta. Un giro dell'atollo richiedeva mediamente 4-5 minuti di corsa, tanto per restituire l'idea dello sforzo. E io correvo con le scarpette in plastica anti corallo, per dimostrare tutta la mia serietà.
  • Alcune sinuose escursioni di nuoto tra i banchi corallini, a molestare pesci annoiati con l'efficente zelo dello snorkelista piemontese (per avere un'idea di che effetto dirompente ha il mare sulla nostra psiche di gente di terra, ascoltare con attenzione Genova per Noi, di Paolo Conte).
  • Per lavorare anche psicologicamente sulla mie motivazioni di runner, abbiamo guardato con la Bionda una stagione e mezza di Mad Men sul portatile, capolavoro seriale nel quale, per chi non lo sapesse, la pressoché unica attività dei protagonisti è servirsi da bere uno scotch alle dieci del mattino e finire il primo pacchetto di sigarette entro mezzogiorno.
  • Sono sceso dall'aereo a Malpensa affrontando i -5 e l'escursione termica di 35 gradi rispetto al luogo da cui era partito indossando solo un golfino leggero. La giacca l'avevo sbattuta schifato in valigia, incapace di affrontare l'idea di tenerla in mano o in vita mentre aspettavo l'idrovolante sulla spiaggia dell'atollo. Meglio il gelo all'uscita dall'aereo che un anticipo del vestiario che mi perseguiterà almeno fino a marzo.
Insomma tutti comportamenti votati alla rigorosa osservanza della deontologia sportiva.

Ma il demone del running non ci ha messo molto a ricomparire sulla mia spalla sinistra. Rientro in casa con valigie alle 21 di lunedì 19 dicembre. Esco di casa vestito di tutto punto da runner alle 7.15 del mattino dopo.
Buio, gelo e vuoto a farmi compagnia. Un'inspiegabile ritrovata motivazione a farmi da supporto. L'ipod nelle orecchie, che uso raramente, perchè stavolta ho bisogno di compagnia. Colonna sonora, il podcast de La Zanzara. Scopro che mi mancavano un po', Cruciani e Parenzo.
Stretching ai Giardini di Porta Venezia, le giostre spente che occupano metà Parco e sembrano uno di quei luna park fantasma da teen horror americano. Qualche essere umano alle prese con la propria deambulazione forzata. Nostalgie di piumoni che li inseguono come scie.
Oggi la tabella dice 10 km a ritmo progressivo. Che significa metà percorso a ritmo gara più dieci secondi, un quarto a ritmo gara, l'ultimo quarto a ritmo gara meno dieci secondi. E' una roba che serve a non addormentarsi, credo. Soprattutto in mattine come queste.
Per i 10 km ho un percorso classico, criceticamente rassicurante. Inizia con un giro e mezzo dei Giardini, prosegue imboccando Via Moscova fino all'Arena.
Lì mi infilo nel Parco e afferro un po' del Senso di uscire a correre a quest'ora. Eccolo:




 L'alba sul Castello è stupenda. Le foto fanno schifo.
Però rendono l'idea: non siamo del tutto coglioni noi runners che usciamo a quest'ora. Oddio, sani di mente del tutto no, ma il premio per la nostra follia sono piccole meraviglie come questa, istanti brevissimi di bellezza in una città che di lì a mezzora ricomincerà ad essere grigia e arrabbiata come sempre.
Riprendo la marcia, attraverso il cortile del Castello in una sua rara dimensione desertica e degiapponesizzata, finisco il giro del Parco e torno verso casa.
Un po' meno infelice di essere tornato a queste latitudini.

E ora i saldi.
Temo che questa sarà una settimana di sconti.
Sconti sui km.
Non mi illudo per la mia grande ripartenza di ieri, anzi temo che questa sarà una settimana grigissima per me e la mia tabella. Prevedo clamorose riduzioni di chilometraggio rispetto ai piani che prevederebbero ripetute 10x1000, un progressivo di 18km e un lungo di 28. Il tutto entro domenica, scartando cene di Natale, aperitivi di Natale, pranzi di Natale e regali di Natale.
Mission impossible.
Quindi saldi.

sabato 17 dicembre 2011

A Montalbano sono

Ore 18.05 del 15 dicembre 2011, infilo l'atto di civile nella busta e sorrido. La tre giorni dell'esame scritto da avvocato è finita. Sono contento.

Tre giorni passati con grande serenità. Tracce molto difficili ma la preparazione per la maratona aiuta sempre. Adesso il risultato dipende da altri.

Le brutte copie
(Parere di civile)

(Parere di penale)

(Atto di civile)

Ed ecco il mare di Milazzo arriva, la mattina dopo. Aereo alle 7.15 da Malpensa. Alle 12 vedo la mia Città, l'inondazione non ha intaccato la sua bellezza.

Domani parto per Montalbano. I 20 gradi di Milazzo sono troppi, vado in montagna. Suino nero dei Nebrodi, ricotta, salsiccia.

Due giorni di corsa in montagna. E di riposo. E di suino nero dei Nebrodi alla brace.

Esame? Quale esame?

lunedì 12 dicembre 2011

Lo zen e l'arte di sostenere l'esame

In programma c'era il terzo post della trilogia spleen.

"Fuori di casa!" doveva essere il primo, "Un tranquillo sabato di corsa" il secondo e questo il terzo. Il tema latente: l'esame scritto d'avvocato e gli effetti deleteri sulla corsa.

(nella foto: gente in fila per far esaminare i codici commentati. Depression)

Il terzo post della trilogia. La terza occasione per piangersi addosso prima di quella tortura che è l'esame scritto. "Oh ma quanto sono giovane e sfortunato!" "Oh ma quanto è crudele il mondo!" "Oh ma da quando se n'è andato Mourinho l'Inter fa cagare!"

Tutti pensieri legittimi (soprattutto l'ultimo (anche se io la amo lo stesso)). Ma cui prosunt?

Quindi basta piangersi addosso. Anche perché, quantunque ci potrebbero essere motivazioni per farlo, ce ne sono tante di più per non farlo. Ad esempio? Beh, domenica mi son fatto 20 km in giro per la città con salita della Montagnola. Oggi altri 10 km in giro per Parco Sempione.

Ieri Cristiano ha pubblicato questo post carico di energia e positività.

Ieri sera sono andato al cinema a vedere Scialla!.



Ieri, dopo il cinema, sono andato a bere una birra con gli amici.

Ieri, dopo il cinema e la birra, ho letto il seguente passaggio in un libro che mi ha prestato un amico:

LA CORSA E L'EFFICIENZA SESSUALE
"Psicologi, sociologi e fisiologi hanno cercato di spiegare il perché abbiano tanto successo le prove podistiche sul tipo della Stramilano e perché oggi sia tanto comune vedere per le strade uomini e donne che, in tuta o in maglietta e pantaloncini, si stanno allenando. Si è detto che costoro corrono perché il benessere fisico che provano nel fare movimento è assai maggiore della fatica; si è detto che il correre con costanza e regolarità è il mezzo migliore per prevenire molte malattie, in primo luogo quelle al cuore e alla circolazione; si è detto che il correre aiuta a dimagrire, ad aumentare la memoria, a dormire meglio, a superare gli stress psichici.
Ma non mi è mai capitato di leggere da nessuna parte di un altro beneficio che si può ottenere al podismo: il miglioramento dell'efficienza sessuale. Non vi so spiegare quale meccanismo intervenga, se non dicendo molto genericamente che può essere una conseguenza dell'aumentata efficienza fisica e del miglior equilibrio psichico. Eppure so che già molti pazienti o amici nell'enumerarmi i benefici che hanno avuto dal fatto di aver cominciato a dedicare alcune ore settimanali alla corsa, mi hanno anche parlato dell'aumentata efficienza sessuale: c'è stato chi mi ha assicurato che, da questo punto di vista, le sue prestazioni non sono mai state tanto buone."
(Enrico Arcelli, La Gazzetta dello Sport 5/11/1977)

Che io l'ho sempre detto, ma nessuna mi credeva sulla parola.

domenica 11 dicembre 2011

Ricomincio da Tre(viso)


Oggi si parla di partenze e di ripartenze.
Prima delle ripartenze.
Dopo mesi di titubanza, passati a titubare sgambettando per Milano nei ritagli di tempo, godendosi mollemente le ultime temperature tiepide con corsette che non superavano mai i 15 km, ho finalmente deciso di ricominciare a fare sul serio.
Ho stabilito una data, il 4 marzo.
Ho deciso il luogo, Treviso.
Ho versato l'obolo e mi sono iscritto.

Eccola, all'orizzonte: la seconda Maratona della mia vita. L'unico stimolo che poteva scuotermi dal torpore compiaciuto dell'impresa romana e del potermi fregiare di essere davvero una maratoneta, era iscrivermi finalmente alla seconda.
Resettare le soddisfazioni e cercarne di nuove. Ritrovare un motivo vero per sfidare freddo, pigrizia, pioggia e stanchezza e uscire regolarmente per mettere un piede davanti all'altro. Mettersi davanti l'osso di un piccolo obiettivo da inseguire.
Senza queste cose torno irrimediabilmente un podista della domenica, sporadico, trotterellante e troppo indulgente verso le distrazioni.
Invece ora eccomi qui, di nuovo serio e di nuovo inguainato nella mia tutina invernale da black sperm.
Ho una nuova tabella da seguire, questa volta seria. Per Roma mi sono allenato al ritmo di tre allenamenti a settimana, ora ne faccio quattro. A Roma l'obiettivo era arrivare in fondo e l'ambizione cronometrica è venuta solo con il tempo; ora invece ce l'ho ben chiara in testa (ma non la dirò, per ora...).

Ho iniziato da due settimane: 51 km corsi nella prima, 56 nella seconda. Ottimo, conoscendomi.

La terza settimana di allenamento sarà più complicata. Problemi.. logistici, diciamo. E qui abbandoniamo le ripartenze - le mettiamo in stand by - e passiamo a parlare di partenze.
Tra poche ore planerò su un atollo maldiviano del diametro di 500 metri.
E non ho intenzione di usarlo tipo pista d'atletica, temo la sindrome del criceto.
Ho altri progetti..
Di ripartenze, se ne riparlerà tra una settimana.

A presto, piovonorunners.

sabato 10 dicembre 2011

Un tranquillo sabato di corsa

Esco di casa alle 13.20. Sabato, 10 dicembre 2011 A.D.. Dove per A.D. si intende Anno Domini. L'esame scritto da avvocato inizia martedì prossimo e devo esercitarmi col latino. Ex abrupto si potrebbero rinvenire nel testo parole desuete, arcane. O, più semplicemente, da cane. Perfette per l'esame da avvocato.

Divago. Procediamo con ordine.

Sabato, 10 dicembre 2011, ore 9.30. Mi esercito scrivendo un atto di civile, quando mi prende un enorme sconforto. Più che sconforto è scazzo. Abuso di dipendenza economica, buona fede contrattuale. Memoria di costituzione e risposta nel procedimento cautelare. Blargh!!

Mi sento un criceto in gabbia. E lo sarò ancora per una settimana. Grazie a quel fidipu che mi esaminò a settembre.

Ore 13, la nausea diventa insostenibile. Smetto il pigiama da pensionato. Indosso le mutande. Indosso i pantaloncini aderenti, la maglietta aderente, la maglia aderente, il braccialetto dei Podisti da Marte aderente, le calze aderenti. Indosso le scarpe aderenti. Esco. Rientro. Indosso l'orologio aderente. Riesco.

Tutto troppo tranquillo in città. Non c'è una macchina. Qualche autobus ogni tanto e una pattuglia di carabinieri. Giusto! Il blocco del traffico!! Pisapia che non dorme la notte!!! Un succulento sabato da passare pedibus calcantibus. La città è dei podisti e dei bambini.

Un primo giro a Parco Sempione, perché ci sta sempre. Nei pressi del Castello Sforzesco mi imbatto nella fiera degli Obei Obei. Otto giorni chiuso in casa, mia e di Giova, a scrivere pareri e atti, e mi dimentico che Milano ha anche la fiera degli Obei Obei.
Che bella... rogna. Gente. Ho la barba di una settimana (per quel che riesce a crescere). Lo sguardo tra lo scazzato e l'incazzato. L'ultima cosa che voglio fare è ficcarmi in una fiumara di gente allegra e (apparentemente) spensierata.

Devio e torno a Piazza Lega Lombarda. Da lì mi infilo a Moscova e rasento il Radetzki, vestito meno ridicolmente dei presenti. Piazza XXV Aprile, Corso Como, Stazione Porta Garibaldi. L'idea sarebbe di andare a trovare la Marti. Sembrerebbe che Cristiano in questo periodo la stia un po' trascurando, vorrei portarle un po' del calore dei Piovono Runners.

Come sempre, mi perdo. 3 anni che vivo a Mediolanum e ancora non mi ci raccapezzo. Finisco in qualche modo nel quartiere Isola, uno dei miei preferiti. Mi godo un po' di case operaie finché arrivo al Palazzo della Regione. Non l'avevo ancora visto da questo lato, solo dalla parte di Via Melchiorre Gioia. Id est, sono vicino a Via Melchiorre Gioia. Che, per i non milanesi che leggono, è vicino al Naviglio della Martesana, aka Marti.

Ecce Gioia! Due vialoni immensi, osceni, vuoti. Attraverso, stando attento che non passino biciclette. Un paio di falcate e imbocco la Marti. L'ultima volta c'ero venuto con Carletto, per diventare Signori della Notte.

Un chilometro ad andare, uno a tornare, e riprendo la via di casa. Non voglio strafare sulla Marti, è pur sempre la donna di Cristiano.

Questa volta non mi perdo. Attraverso tutta Melchiorre Gioia, giro verso Piazza XXV Aprile, proseguo e transito su Via Sarpi. Nessuna sosta agli incroci, gaudium magnum!!

Allungo e sfiato sotto casa. 13 chilometri a 4'45'' al km di media. 13 chilometri, uno in più del previsto. 13, come il primo giorno d'esame. Due corbelli...

martedì 6 dicembre 2011

Fuori di casa!

Avete presente le giornate uggiose?

(Sarebbe stato troppo banale mettere "Una giornata uggiosa")

Ne ho avute una serie di recente. Sarà perché non corro. Due fine settimana fa, prima di pubblicare "Storie di pippe", per intenderci, ero a Roma.

Roma, città eterna. Lavoro. Tre giorni intensissimi di workshop durante il giorno e vita sociale la sera/notte. Stravolgente. Fantastico. Condito con il più bel sabato mattina possibile. 6 suona la sveglia. 3 ore dopo la chiusura degli occhi. Mi alzo. Ringo il collega inglese, e insieme andiamo a perderci per le vie di Roma albeggiante.

Villa Borghese, Piazzale Flaminio, Lungotevere, la Cassazione, Castel Sant'Angelo, San Pietro, Via del Corso, Piazza di Pietra.

16 km dopo rientriamo con gli occhi gonfi di lacrime e gioia.

(nella foto: gioia)

Lunedì incubavo la febbre. Seguivano due giorni di febbre e cinque a scatarrare. Milano grigia e buia e tanto lavoro prima di lasciare l'ufficio per ripreparare l'esame.

E ciò che è peggio, non correvo da sabato 26 novembre 2011. Forse non è chiara la gravità della situazione: non correvo da sabato 26 novembre 2011.

Sabato e domenica scorsa ho dormito. Quasi tutto il tempo. E quando non dormivo mi struggevo perché volevo correre. Ma come si fa a correre quando la giornata è uggiosa? E quando vuoi dormire. E quando scatarri.

Lunedì sera avrei dovuto correre. Ma come si fa a correre quando la giornata è uggiosa e hai passato 8 ore a esercitarti a fare un esame di cacca?

Martedì sera (oggi per chi scrive) stava per ripresentarsi la stessa scena. Giornata uggiosa. 8 ore. Esame di cacca. Niente corsa.

Mi scuoto. Preparo una playlist d'eccezione. Metto il vestito buono. Esco.

Milano è meravigliosa per correre. Sgambata alle 19.30, quando mai era successo? Parco Sempione è ancora aperto, mi ci infilo e zompetto per i prati. Parte Safari nell'iPod e decido di uscire.

Un giro a Piazza Duomo si fa sempre, anche se è difficile scatarrare senza farsi vedere. Ritorno e passo da Via Meravigli, dove partecipo a uno dei miei giochi preferiti: corsa in mezzo al traffico. Le macchine e i motorini incedono incolonnati, gli stretti marciapiedi di Via Meravigli sono pieni. Suonerà strano ma tra i pedoni e il traffico preferisco quest'ultimo. Macchine e motorini credono di essere più forti e duri, non si lamentano se taglio loro la strada.

Sorpasso, giro, cambio direzione. Neanche il semaforo di Via San Giovanni sul Muro può fermarmi. Dal Litta passo a Cadorna e rientro alla base.

55 minuti. E' tutto quello che so. Niente conta chilometri niente cardiofrequenzimetro. Le gambe, il vestito buono, la musica. La corsa. E chi c'ammazza a noi?

La Playlist



Beirut Postcards from Italy 4'18'
Ivan Graziani I lupi 5'01''
Ivan Graziani Addio Lugano 4'38''
Ivan Graziani Pigro 2'25''
Jovanotti Safari 4'25''
The Postal Service Clark Gable 4'55''
Mina (ft. Manuel Agnelli) Adesso è facile 3'50''
George Harrison What is Life 4'24''
Afterhours Ballata per la mia piccola iena 4'55''
Jovanotti Mezzogiorno 4'22''
Jonsi Go Do 4'41''
Lighthouse Family Ain't No Sunshine 3'42''
Mumford & Sons Little Lion Man 4'07''

martedì 29 novembre 2011

Storie di Pippe

Tempo fa promettemmo un post su un determinato argomento. E' giunto il momento di onorare tale promessa!

Tempo fa, poco prima che promettessimo il post di cui prima sopra, furono pubblicati due post su due altri blog.

Il primo post era questo:
http://27esimaora.corriere.it/articolo/dopo-una-vita-di-onesto-ozio-lultimo-simbolo-del-rincretinimento-pre-senile/

Pubblicato su un blog del Corriere codesto post diede origine a un dibattito acceso.

Per chi non avesse voglia di leggerselo, ecco una breve sinossi:
Arrivato a 40/50 anni il maschio italiano decide di far decrescere la panza. Per far ciò, da rincoglionito che è, si infila un paio di scarpe da corsa e si prepara grossolanamente per una maratona. Se possibile, per la maratona di New York, notoriamente più lunga delle altre maratone. Il risultato è che i parchi e le strade d'Italia si popolano di pippe vestite in modo improbabile. E che corrono in modo improbabile.
Ancora peggio, tutti quelli che corrono seriamente vengono coinvolti in dialoghi di questo tenore:
"Hai corso la maratona di New York?"
"No, ho corso la maratona di Roma."
"Ma la maratona di Roma è lunga come la maratona di New York?"
"Ovviamente no, la maratona di New York è più lunga."

Un vespaio si sollevò con la pubblicazione del primo post. Un putiferio di commenti sul blog del Corriere, e tutti gli utenti Facebook che non parlavano di altro. Per almeno 5 minuti. Prima di passare a parlare del gufo di Brembate (mitico NuraT!).


Un attacco così forte e diretto alla popolazione dei Runners italiani esigeva una risposta. E la risposta è arrivata!

Il grande Manlio ha dato voce ai 36mila podisti che ogni anno corrono una maratona.
http://operazionegasparotto.gazzetta.it/post/25755102/saro-vittima-di-un-rincretinimento-presenile-puo-anche-darsi-ma-ne-sono-contento

Consiglio vivamente di leggere codesto post. Se proprio non ce la fate, ecco una breve sinossi:
Saremo anche pippe rincoglionite, ma almeno non c'abbiamo la panza.

Da più parti si chiedeva anche un intervento dei Podisti che Piovono. E noi lo promettemmo, come anticipato sopra. Ecco l'intervento promesso. Direttamente in sinossi, che il tempo che abbiamo fatto perdere ai lettori è già tanto. Che poi il capo se ne accorge che non state lavorando:
In linea di principio, aderiamo ufficialmente al pensiero di Manlio. Anche se in linea di fatto un po' di panza ce l'abbiamo.
Sono necessarie tuttavia delle precisazioni. Quindi precisiamo. Noi non crediamo sia un problema se corrono le pippe. Noi vogliamo un mondo in cui sempre più persone indossino vestiti improbabili. Uomini e donne, ragazzi e ragazze. Uniti nel comune ideale di benessere fisico e mentale. Un mucchio selvaggio di tapascioni e tapascione pieni di energia e privi di senso del ridicolo. Gente che corre e che suda. Che scatarra in mezzo alla nebbia e alle nutrie morte. Tante tante pippe, che rallegrano la giornata.
(nella foto: una Pippa che corre)

lunedì 21 novembre 2011

Così, su due piedi

Ho passato l'ultima settimana a leggere deliranti teorie di complotto su facebook. Il succo della questione pare fosse la quasi totale certezza, diffusa in rete, che dietro l'incombente domenica a piedi di Milano del 20 novembre ci fosse una sedicente Internazionale eco-munista che aspirava all'annientamento del popolo automobilista e di tutto ciò che esso rappresenta in termini di modernità, progresso, movimentazione dell'economia di mercato e volano anti crisi.
Una domenica a piedi pareva poter avere la forza di fare tutto questo, a sentire gli allarmati commenti e le feroci invettive di alcuni milanesi da social network.

L'ho presa con ironia. Poi con perplessità, perchè continuavano. Poi mi sono incazzato, perchè continuavano ancora, e ho deciso di scrivere questo post.

Avete rotto il cazzo.
E potrei fermarmi qui, perchè il contenuto c'è già tutto. Però visto che non possiedo il dono della sintesi, argomenterò meglio.
Cominciamo a sgombrare il campo dalle questioni politiche, che non mi interessano e che non c'entrano niente. Eravate tutti già nati l'inverno scorso, giusto? Anche quelli prima, credo. No, perchè la Moratti ne ha fatte di domeniche a piedi, Albertini pure.
Quindi, di grazia, che c'azzecca Pisapia?

Secondo: riuscite, ogni tanto, a svestire i panni dell'automobilista e ricordarvi che prima ancora, da nudi, siete anche cittadini? La città è fatta ANCHE di auto, non PER le auto. Non esiste una gerarchia di valori urbani che mette la macchina al primo posto, ma anch'essa può sottostare a certe regole. Una di queste regole è fermarsi, ogni tanto. Non è un dramma. Respirate forte e calmatevi, non sentitevi defraudati di un diritto. Oggi è già lunedì, è tutto passato e potete tornare a sgasare.

Terzo, consigli retroattivi per ieri:
Stare a casa.
Dormire.
Fare sesso a orari inconsueti (per chi può)
Uscire - udite, udite - a piedi. Magari correre (o esagero?)
Uscire - udite, udite, udite - in bici.
Uscire - e qui forse è meglio che vi tappiate le orecchie - con i famigerati mezzi pubblici che l'Orco ha reso carisssssimi ma che ieri costavano solo 1,50 euro per tutto il giorno.
Prendere un taxi, se l'astinenza da quattroruote risulta intollerabile: senza il traffico spendete anche poco.
Andare fuori città o andare a lavorare, se dovete, con tutta calma e senza levatacce, visto che l'Orco ha messo gli orari di blocco più morbidi del mondo, dalle 10 alle 18.
Scaccolarvi davanti allo specchio del bagno, se vi manca tanto quello retrovisore della vostra auto.

Magari avreste scoperto che esistono altri suoni oltre a quelli rigurgitati dalle autoradio e dai motori.
Che i moscerini esistono anche vivi, prima di morire contro i parabrezza (tranquilli, a novembre ne avreste beccati pochi, persino nei parchi....presente, i parchi? quei posti orrendi dove non si può andare MAI con la macchina).
Che anche a piedi si può accelerare, si chiama corsa. E non inquina.
Che si può stare in coda, ma davanti a un museo.
Che se per 360 giorni all'anno vi impegnate ossessivamente a sorpassare, non vi fa male, nei restanti 5, rendervi conto quanto siate voi ad essere sorpassati.
Come mentalità, come arroganza. Come spreco di soldi, oltretutto.

Ripensateci, perchè capiterà ancora.
Magari vi farà meglio arrivarci più rilassati la prossima volta.

Io, come gesto di riconciliazione, vi inviterò a correre con me.
Può essere un'idea per le prossime domeniche a piedi, cari Piovonorunners: stage di corsa per automobilisti defraudati isterici.
Io sono a disposizione.

domenica 20 novembre 2011

Tre domeniche e un sabato

E' un post costipato. Me ne rendo conto. Non perdo troppo tempo a scusarmi, che c'è tanto da leggere.

Domeniche

6 novembre 2011
Luogo: Cesano Boscone
Nome: Marcia dell'amicizia cesanese
Distanza: 21 km
Partecipanti: circa 1500
Meteo: pioggia ininterrotta, freddo boia
Orario della corsa: circa 8.30 - 10
Ristoro dopo gara (in ordine di assunzione): latte, biscotti, gnocchi al pomodoro, crostata, fette biscottate con la marmellata, tè caldo.
Voto: 9
Note:
Sono molto affezionato a Cesano Boscone. Due anni fa (2009) ci corsi una mezza maratona in questo periodo. Piovve tutto tutto tutto il tempo. In quell'occasione conobbi Ruggiero, eroe già noto ai lettori del blog. Arrivavo con un record sulla mezza maratona di 1 ora e 43, corsi due mesi prima. Finii in 1 ora e 33. E stavo alla grande. Un anno dopo (2010) ci corsi il primo test prima Milano-Londra. Arrivavo da un periodo di fiacca e temevo di non riuscire a scendere sotto le 3 ore e 15 minuti alla maratona Londra. Il tempo finale non fu esaltante, ma riuscii a correre gli ultimi 6 km in progressione.
Quest'anno niente mezza maratona. Mancano i soldi. I cesanesi non si perdono d'animo e organizzano la Marcia dell'amicizia. Una tapasciata insomma.
Dicesi tapasciata quella corsa/camminata per famiglie e runners che corrono/camminano chiacchierando e sorridendo. Più che runners podisti. Meglio ancora, "tapascioni". Niente chip, niente classifiche. Solo corsa, in compagnia o da soli, nelle più ridenti località dello Stivale. E anche a Cesano Boscone.
Si paga 4 euri e ti riempiono di cibo all'arrivo. Di solito anche di vino. In alcune tapasciate ai ristori si trova anche il vino e le salamelle (soprattutto in Veneto).
Non ci sono fighetti. Parte del percorso è sulla terra battuta o nei campi. Se piove ci si diverte di più.
A Cesano Boscone è piovuto tutto il tempo.
Anche senza i tanti soldi degli sponsor, i Cesanesi hanno organizzato un ristoro a buffet di tutto rispetto.



13 novembre 2011
Luogo: Idroscalo
Nome: Milano FitMarathon
Distanza: 21,195 km
Partecipanti: 300 (esatti)
Meteo: sole, freddo qb
Orario della corsa: circa 10.30 - 12
Ristoro dopo gara (in ordine di assunzione): pezzetti di mela tagliati, lavati e imbustati del McDonald (sponsor dell'evento), un bicchiere di tè tiepido.
Voto: 4+
Note:
Che gara del ciufolo.
Una splendida giornata di sole. Freddo ma non troppo. Le condizioni perfette per correre.
Prima edizione della Milano Fit Marathon. Salvo sorprese non dovrebbero essercene altre. Sul sito internet dell'evento non è scritto dove si trova la partenza, nè come ci si arriva. A meno che uno non conosca la geografia dell'Idroscalo. http://www.fitmarathon.it/?page_id=638
Costo molto contenuto, 10 euro. Per una mezza maratona è veramente basso. Percorso noioso, due chilometri andando avanti e indietro per un chilometro e poi tre giri dell'Idroscalo. Su 21 km sono segnalati solo i chilometri 5 e 10. I ristori lungo il percorso sono tutti a base di acqua (niente sali, niente cibo) e si trovano a tre metri dal percorso. Per dissertarci dovevamo fare una piccola deviazione.
Ma fin qui ancora è tollerabile. Ho visto di peggio. Non è vero, non ho visto di peggio. Ma è comunque tollerabile. Finché si corre tutto va bene. E la giornata è veramente bella. Fino all'arrivo.
Ritiro la medaglia celebrativa. Si avvicina una ragazza sorriso McDonald che mi consegna una bustina con quattro pezzetti di mela. Spalanco gli occhi. E chi mi conosce sa quanto riesco a spalancare gli occhi in queste circostanze.
"E il cibo?"
"Più avanti c'è un banchetto degli organizzatori"
Mi rassereno. E Miss Durban 2008 è salva. Per ora.
Vado al banchetto. Un signore riempie bicchieri di plastica di un liquido marrone. Bevo. Il tè era caldo. Due ore prima.
"E il cibo?"
"All'arrivo distribuiscono le mele"
Spalanco gli occhi.
Per fortuna (loro) c'è un bar dove mi "rifocillo" con un caffè e una brioche al cioccolato.
Sono stato generoso con il voto 4+. Ma non dipende da loro. Ho incontrato Pino dei Podisti da Marte e abbiamo avuto una piacevole chiacchierata. E la giornata era davvero bella. E poi si correva. E poi ha offerto lui il caffè e la brioche.


20 novembre 2011
Luogo: Casarile
Nome: Stragelada
Distanza: 19 km
Partecipanti: circa 3000
Meteo: non sono riuscito a capirlo, la nebbia mi obnubilava
Inizio: 8.20
Fine: 9.40
Ristoro dopo gara (in ordine di assunzione): gnocco alla romana con panna e gorgonzola, gateau di patate, fusilli al pomodoro e fagiolini, risotto di funghi, braciola di maiale, crostata alla nutella, biscotti vari, tè caldo.
Voto: 10+
Note:
Tapasciata.
Qualcuno potrebe pensare che il paesaggio sia il motivo per cui così tante persone partecipano all'evento: campi, campi, campi, un cimitero, campi, campi, un allevamento di maiali, un cimitero, campi, campi, una nutria morta in mezzo alla strada, campi, cavalcavia sull'A7 Milano-Genova, campi, un riccio morto in mezzo alla strada, campi. E invece no. Perché tutto questo bendidio è avvolto dalla nebbia più fitta. A fatica si vede la strada.
Di certo non si viene per il clima. Si chiama "Stragelada". E c'è un motivo per cui non è semplicemente "Gelada".
Si viene per la gente. Famiglie, tapascioni, podisti, runners. Si viene per il ristoro finale (vedi sopra). Si viene per il mezzo chilo di mortadella nel pacco gara. Si viene perché ci si diverte. E quando si corre ci si diverte sempre.
Unico dispiacere, Ruggiero doveva tornare a casa e non sono riucito a mangiare la torta.


Sabato

19 novembre 2011
Genova. L'avevo annunciato. C'ero.

Il treno dei Podisti da Marte partiva la mattina di sabato. A Genova c'è un mio caro amico dell'Università, Gabriele. Ci siamo conosciuti il primo anno. Io studiavo giurisprudenza. Lui studiava come diventare maestro da sci. E, vi stupirò, non lo faceva per poi provarci con le clienti. Aveva una genuina passione per lo sci. E' di Catania.

Dopo il primo anno si è trasferito a Genova. Gli veniva più comodo per sciare. Ed è diventato maestro di sci.

Parto venerdì e passiamo la serata insieme coi suoi amici. Giriamo per i labirintici vecchi carrugi, vediamo i monumenti di Genova (in primis, il bar frequentato da Ruby Rubacuori), ascoltiamo un suo amico che suonava blues, beviamo circa 5 litri di birra a testa.

Divago. Sabato, si cammina per le vie di Genova con i Marziani. Non si corre, si cammina. Un gesto di sensibilità dopo l'alluvione. Un po' mi dispiace. L'allegria non manca, la giornata è fantastica, ma quando corriamo è un'altra cosa.

Questa volta corriamo camminiamo per Terres des Hommes. Una onlus francese che si occupa di diritto all'infanzia. Portiamo le magliette gialle e nastriamo di giallo la città, per diffondere il messaggio della campagna "Io proteggo i bambini". Come segno tangibile, i soldi raccolti durante la giornata sono donati da Terres des Hommes e dai Marziani all'asilo di Chighizola, danneggiato dall'alluvione.

Quando ci vedono, i genovesi sono un po' ritrosi. Non si fidano. Gabriele prova a convincerli spiegando che è anche lui di Genova. Ma il suo accento non convince il passante, che fugge via senza il fiore marziano.

Non importa. La missione è compiuta. Genova conosce il cuore marziano. Abbiamo lasciato il segno, e un contributo per la ricostruzione dell'asilo di Chighizola. Che un nome più semplice potevano darglielo però.


venerdì 18 novembre 2011

Intervallo

Milano. 17 novembre 2011. Esco dall'ufficio con un pensiero fisso. Correre.

Si sta tornando a fare sul serio. Settimana scorsa 53 km. Questa settimana se ne corrono altri 50. Torna la voglia. Torna la fame di asfalto. Tornano soprattutto le cene in cui posso mangiare QUALSIASI cosa. QUALSIASI cosa.

E' una gioia immensa e voglio condividerla. Chiamo Carletto.

A Milano la temperatura è prossima allo zero. La nebbia entra nei polmoni e negli occhi. Scalpito per uscire, chi non scalpiterebbe?

"Carlè, come stai?"
"Ben.." "vieni a correre?" lo interrompo
"..."
"..."
"OK!"

Vado a prenderlo sotto casa. Mi apre Filippo, il gatto più pacioso del mondo.

"Dove andiamo?" chiede Carletto
"Portami dove vuoi, conosci tu questa zona." E il resto di Milano, penso.

D'un tratto torniamo indietro di 4 mesi. Era il 14 luglio quando Carletto ci guidava per le strade di Milano verso la vittoria. Lo seguivo con ammirazione. Destra, sinistra, destra, sinistra, arrivati.

Non mi dice dove andiamo. C'è solo la nebbia intorno. Destra, sinistra, destra.

"Sai dove siamo?" Chiede.
Non ne ho la più pallida idea, penso.
"Non ne ho la più pallida idea." Rispondo.

Sinistra, destra, sinistra. Lui sa dove stiamo andando.

La Cattedrale. La Scala. Un muro di cemento armato alto 70 metri. Fende la nebbia, d'un tratto. Come sporgesse dal vuoto. Un brivido, e non è freddo. Una vampata di calore, e non sono i fagioli del pranzo.

E' lì. Davanti a noi. Coperto dalla nebbia. Lo Stadio. Il Meazza. San Siro. Lui. L'arena della Beneamata. Di tanto in tanto utilizzato anche da quegli altri.

Vorrei fermarmi. Aspettare l'alba. Aspettare lì e ammirare ogni istante di nebbia muoversi tra le possenti colonne di San Siro.
Fa troppo freddo per fermarsi. Ripartiamo.


"Allora, quand'è che scriviamo il pezzo sui post di CorriereGazzetta?"
"Presto, presto."


martedì 15 novembre 2011

12.11.11 Una giornata storica

Precisiamo. Una giornata storica per l'Italia e per il mondo.


(nella foto: la celebrazione subliminale della Gazzetta)

Una giornata storica. Lo sono tutte quelle in cui corrono i Podisti da Marte. Siamo partiti da Via Dante, perché in Piazza Castello montavano un palco. Per festeggiare cosa non si è capito.

Sabato 12 novembre 2011. L'appuntamento era alle 9, ma si parte alle 9.30. Per questo motivo sia io sia Carletto arriviamo trafelati alle 9.25. Carletto ha già indosso una delle sue maglie presudate. La prima corsa dopo un mese e mezzo. Il ritorno al fiatone, all'acido lattico e all'endorfina.

Per chi ancora non conoscesse i Podisti da Marte... quella è la porta. Sul serio, come fate a non conoscerli?!? Su Piovono Runners se n'è parlato più volte. Questi i post: http://piovonorunners.blogspot.com/search/label/Podisti da Marte

I racconti delle ultime missioni alle quali abbiamo partecipato sono qui e qui.

Dicevo. Arriviamo trafelati alle 9.25. Si correva per l'ICEI, l'Istituto Cooperazione Economica Internazionale. Eravamo inseriti in un progetto più ampio chiamato SerendipItalia. L'obbiettivo del progetto è di promuovere lo scambio culturale tra lo Sri Lanka e l'Italia e di sostenere lo sviluppo locale in Sri Lanka attraverso la creazione e la crescita di micro e piccole imprese. Il tutto coinvolgendo la comunità srilankese in Lombardia.

Sia chiaro, i Podisti da Marte corrono sempre per un motivo giusto. Mica sono dei minchioni qualsiasi.

Si correva vestiti da cuochi.

(photobombing con padella)

Entrambi i Piovono Runners presenti (Carletto e io, perché Cristiano e Nizza persistono a latitare!!) si erano travestiti benissimo.

Io mi ero travestito da single che torna a casa alle 21 dal lavoro e si prepara due uova strapazzate. Travestimento geniale per una serie di ragioni: non sono single; di solito non preparo uova strapazzate, ma all'occhio di bue o in camicia; non torno a casa alle 21 ma alle 22. Insomma, così travestito ero pressocché irriconoscibile. In più avevo con me frusta e padella. Una specie di Indiana Jones con le scarpe da corsa.

(nella foto: mentre mi accingo a frustare l'uovo)
Anche Carletto era travestito. Si era travestito da chef televisivo che corre per la prima volta dopo un mese e mezzo. Uno stile più sobrio si può dire. Niente grembiuli, niente padelle. Non avreste detto che fosse vestito da cuoco. Un travestimento doppio: un cuoco che non sembra un cuoco. Grandioso!!

(nella foto: il Gordon Ramsey della corsa)
Il copione è quello tipico delle missioni marziane. Si urla, si fischia, si corre, si salta. E si distribuiscono fiori.

(lo charme di Valerio: o ti pigli il fiore o ti padello)
Insolitamente non corriamo attorno a giapponesi. Che i marziani siano diventati troppo presenili?

Le prossime missioni si correranno a Genova il 19 aprile e a Milano il 15 dicembre. Sarò a Genova e riferirò. Per ragioni che i lettori di Piovono Runners conoscono non potrò correre a Milano. Ma confido in una piovente rappresentanza. Carletto, Cristiano, Nizza?

(nella foto: che spettacolo)

p.s.
Presto ci saranno novità. Ancora più presto un commento volante al post del giorno. E alla risposta del post del giorno.

martedì 1 novembre 2011

Alza bandiera

La Pellegrini mi fa 'na sega.

(Non son più costipato!!)

So che voi popolo della rete non ricordate. Siete superficiali, vi fate prendere dalle mode, vi indignate per i gattini abbandonati su faccialibro. Voi popolo della rete siete delle banderuole! E la Nazione ha bisogno di bandiere!!

Divago.

Neanche troppo tempo fa in Italia era nata un'aspra polemica. Asprissima oserei dire. Alla domanda di un giornalista di Sky Sport, la Pellegrini aveva risposto che non voleva portare la bandiera alle olimpiadi di Londra. E che anzi ci si sarebbe pulita volentieri il culo.

Che onta! Che disonore!! Per riscattare il popolo italiano decisi allora di sacrificarmi!!! La porto io la bandiera!!!!

Ognuno ha le sue specialità. La Pellegrini sarà bravina in acqua (200 e 400 metri, e che ci vuole). Il sottoscritto è il più veloce maratoneta che la storia di Piovono Runners ricordi.

Caso volle che poco dopo l'infausto gesto avessi in programma una maratona, Venezia, e c'ho portato la bandiera. Non per 200 o 400 metri, come fa la Pellegrini. Per 42 km e 195 metri. Solo 41 km 995 metri in più. E scusate se è poco!!!!!

Non ho portato la bandiera italiana, oramai compromessa dal gran rifiuto. Ché qui non si fa i secondi di nessuno. Ho portato la bandiera marziana.

Ben sostenuta dal manico di scopa del padre-by-law (poi dimenticato sul treno (il manico non il padre-by-law)), la bandiera è sciorinata garrula per 39 km. Lungo i 3,5 km del Ponte della Libertà l'ho avvolta.

Ero terrorizzato dalla maratona di Venezia. 39 km fuori Venezia. 3,5 km di Ponte della Libertà, un falso piano controvento dal nome un po' irritante, tra il 34° e il 37° km. 2 km di Porto e, solo alla fine 3 km sull'isola, a Venezia. Con 14 ponti da superare.

Immaginavo 39 km di campagna/vuoto desolante e 3 km con un po' di turisti annoiati e dei ponti spezzagambe.

Esattamente il contrario. A parte i ponti. Ogni paesino e frazione che attraversavamo c'era gente. Fanfare, rock band, percussionisti. Bambini, tanti bambini che tendevano la mano.

E la bandiera era magnifica. La si agitava un poco e le folle si esaltavano.

"ma questo è scemo"
"va che sei arrivato!!" (al 5° km)
"Po-di-sti-da-Mar.. ma che è?!?"
"forza Milan!!"


42 km con la bandiera. 3 ore 38 minuti e 27 secondi. Per lo stato fisico che avevo alla partenza un mezzo miracolo. Merito della bandiera?


Sul profilo FB di Piovono Runners le altre foto.

13:16 - E all'improvviso una bandiera

18:40 - Con Massimo e Roberto, i compagni di viaggio

Il Portabandiera

giovedì 20 ottobre 2011

Frammenti

E' un po' che non scrivo.

Il motivo è che sono profondamente amareggiato. L'amarezza nasce dalla constatazione che il lavoro e l'impegno non sempre premiano. Ne ha scritto Valerio. E siccome il desiderio è di essere, per quanto possibile, brillanti ed accattivanti, il mood non è dei più adatti per lo stile prefissato. Ma c'è anche altro, che dà ragione di esistere all'amarezza, e che merita di essere raccontato. Come sempre c'è la corsa, è lo sfondo.

Ho passato un'estate meravigliosa.

Due mesi e quindici giorni lontano dal lavoro. Due mesi e quindici giorni sui libri, sui codici. 75 giorni di puro studio. Senza il mare, senza discoteche, alcool e feste. Eppure due mesi bellissimi. Perché ho avuto modo di conoscere, per convivenza "forzosa", Valerio, Diletta (la donna più fortunata del mondo), Ilaria, e tanti altri con cui ho condiviso giornate e serate surreali, quasi iperrealistiche, tanto vive e ciascuna importante, fondamentale, imprescindibile per il risultato finale.

Due mesi di maglietta e pantaloncini. Di infradito. Di barbe sfatte al punto da fare il giro e diventare colte. Due mesi di sudore. Sudore della fronte, e testa pesante e intontita. E sudore che lava via la pesantezza. Corse a perdifiato. Da ammazzarsi di fatica.

Ricordi di caffè mattutini, portati al compagno che faceva la fila per il posto in biblioteca. Ricordi di succhi di frutta e plumcake, "così quando ti viene fame non ti devi alzare". Ricordi di partite a Scarabeo, con il tramonto sui monti sopra Lecco (le mie prime in assoluto, ci voleva un campione per farmi giocare, finalmente). Ricordi di sigarette nel cortiletto della biblioteca. Ricordi di Loacker.

Chiacchiere, parole, ricordi, progetti sono andati avanti e indietro. Un continuo rimbalzo. E invece, strano per due runner, mai una corsa assieme. Quando correva Valerio, io stavo fermo. E quando correvo io, viceversa. Tranne una, trionfale, a Luglio. Dopo sedici chilometri di città, abbiamo tagliato per primi, assieme, un traguardo. Poi la corsa è rimasta cosa di una nostra dimensione personale. Per me uno strumento per mantenere la tensione entro limiti accettabili.

Ci siamo separati solo alla fine. Durante gli ultimi dieci giorni prima del suo esame. Tempi di preparazione diversi. Proprio come per la corsa: due runner che preparano la stessa distanza, ma per date diverse, non potranno mai allenarsi assieme. Farsi compagnia si, darsi forza e sostegno a vicenda sì, ma non fare gli stessi allenamenti. E così è stato per lo studio. Il mio esame era quindici giorni dopo. Su due mesi e mezzo sembra un'inezia. Ma le 20.000 pagine accumulate, tra letture e riletture, in quei quindici giorni finali, danno un'idea della distanza che ci separava.

I miei ultimi quindici giorni parlano di Ilaria. Della stanza occupata da un tavolo, due sedie, e tanti libri. Del sole che entra di sbieco. Della sua ferma pazienza nel rimandarmi indietro le minchiate giuridiche. Della sopportazione e del sostegno di Lucia e Vanessa. Delle granite al caffè, e degli aperitivi alla coca cola (senza ghiaccio). Di Michele che ci preparava da mangiare.

Per un poco sono anche riuscito a correre, la mattina presto, poi mi sono spezzato. Primo segno di cedimento fisico. Infine è arrivata la febbre, ma ho retto sino al giorno dell'esame. Adesso, a distanza di venti giorni circa, la febbre non è ancora andata via e sono sotto antibiotici.

Non corro da trenta giorni circa. Per l'esattezza dal 19 settembre. Settimana prossima tornerò a correre, per lasciare indietro amarezza e, forse, anche febbre.

domenica 16 ottobre 2011

Costipation

Costipato. E' una parola che ho sempre desiderato usare in un post. Finalmente ne ho l'occasione.

Sono stato parecchio costipato nelle due settimane successive al fattaccio. E' inutile illudersi. Il maratoneta è un essere capace di correre indefesso oltre il limite umano. Ma sempre uomo rimane. Con le sue passioni, le sue pulsioni e le sue necessità.

E così, da maratoneta stanco, sono stato sopraffatto dallo sconforto. Ho smesso di correre. E mi sono costipato. Oddio, non ho proprio smesso di correre. Diciamo che di 50 km programmati per la prima e per la seconda settimana ne ho corsi rispettivamente 10 e 22. Ma con quanta fatica!!

Non so se sia stata la costipazione a impedirmi di correre o la mancanza di corsa a costiparmi. Una cosa è certa, per quanti tentativi facessi, non mi riusciva né l'una né l'altra cosa.

(ATTENZIONE: l'esposizione prolungata a questo video provoca costipazione)

Che cosa c'entra la costipazione con la corsa? Ho sempre cercato di vivere la corsa con armonia. E non ci può essere armonia se c'è costipazione. E' una legge fisica. Un corpo costipato tende ad andare verso il basso mentre le gambe lo spingono in avanti. Il grafico può chiarire meglio il concetto.

(il grafico mostra come il miglioramento delle prestazioni dipende dallo scarico)

La Deejay Ten. Quello è stato il momento di maggiore carico. Il tempo finale è stato implacabile: 44 minuti e 38 secondi. Quasi 4 minuti in più dell'anno scorso. Un dramma.

(nella foto: tiro in dentro la panza per nascondere la costipazione)
Il sabato successivo ero alla Salomon City Trail Milano. Una settimana dopo la Deejay Ten. Una settimana sofferta. La cocente delusione rischiava di trascinarmi nel baratro dove sarebbe dovuto andare ciò che mi costipava. Uno scatto d'orgoglio, tante fibre e la magnesia san pellegrino hanno compiuto il miracolo. 5 km di saliscendi in 20 minuti e 48 secondi. 4'15'' al km. Niente in paragone a qualche mese fa, quando macinavo chilometri sotto i 4' al km. Ma che soddisfazione!!

(Non più costipato, il corpo sembra salire da solo. Sembra)
Una soddisfazione pari solo alla bontà del ristoro a fine gara. Una fetta di gorgonzola sovrastata di polenta. Alle 10.30 del mattino.

"Due porzioni garçon!"
"Ecco monsieur, ma non si costipa con tutta questa polenta?"
"Non più. Non più."

Tutto fila liscio la settimana seguente. Lunedì 21 km corsi a Trento, dove mi trovavo per lavoro. 4'55'' al km di media. Mercoledì a Milano, dove mi trovo per vivere e correre. 10 km a 4'50'' al km. Giovedì partita di calcio a otto all'idroscalo, dove mi trovavo per giocare a calcio a otto.

Ciliegina sulla mostarda, domenica 16 ottobre 2011, la mezza maratona di Cremona.

Festeggio l'arrivo tranquillo in 1 ora 32 minuti e 26. Senza (troppo) affanno, che domenica prossima c'è la Maratona di Venezia.

Comunque abbastanza veloce da superare Gianni Morandi, che ha chiuso in 1 ora 47 minuti e 55 secondi.

Ebbro di gioia, festeggio come un vero Piovono Runner sa fare. Nel seguente rigoroso ordine ingurgito: due banane; una fetta di crostata; due porzioni di formaggio, salame, pane e mostarda. Una passeggiata digestiva per arrivare alla trattoria. Poi si riparte: frittata come amuse bouche; risotto con funghi porcini e petto d'oca; dolce.

Costipato?
Non più. Non più.

giovedì 6 ottobre 2011

Deejay Ten (con foto)

Versione ufficiale: volevo finalmente provare un nuovo tipo di gara. Avevo fatto maratone, mezze maratone, maratone a staffetta e persino robe strane tipo correre da Milano a Pavia per 33km.
Mi mancavano, i 10.000.
I 10.000 sono quella gara che quando la becchi in tv, all'Olimpiade o a qualche meeting estivo d'atletica, pensi che quello è il momento giusto per alzarti ed andare in bagno.
Sette keniani disinvolti sfidano sette maghrebini che non sudano. Dietro di loro di solito arrancano un paio di europei asmatici, un americano che al college l'hanno messo a fare i 10.000 perchè era una sega a football e magari un giapponese, che tanto è felice pure se arriva ultimo.
L'allegra compagine si spara 25 giri di pista. Interminabili.
Per quello la pisciata è concessa.
Quelli dei 10.000 metri sono però anche gli atleti più a rischio.
Perchè mentre loro corrono la gente si annoia, giustamente. Quindi durante i 10.000 organizzano di tutto. Gare di salto, premiazioni di gare precedenti, gare di lanci.
Ecco i lanci. Ogni tanto un giavellotto passa da parte a parte uno degli atleti caucasici (i neri e i maghrebini sono troppo veloci, è statisticamente più improbabile. E il giapponese è troppo basso).
Se nessuno degli atleti dei 10.000 si trasforma in un kebab, è difficile che qualcuno se li caghi prima degli ultimi due-tre giri della gara. 22 giri di indifferenza e 3 di gloria. Tanto voleva correre i 1500, credo pensino molti di loro.
Ah, gli europei poi ovviamente arrivano dieci minuti dopo gli altri e vengono superati anche dal keniano che fa il giro di campo con la bandiera.

Insomma, una disciplina affascinante, che andava provata.

Versione ufficiosa. Non ho mai guardato con attenzione una gara di 10.000. O ero in bagno a pisciare o dormivo. Life is too short.
Il problema è che il mio attuale stato di forma mi impediva di competere su distanze più impegnative.
E poi era un anno che lumavo con tamarrosa invidia la canotta nera cafonissima sfoggiata dai podisti della domenica come me, che l'avevano ricevuta in omaggio partecipando alla Deejay Ten dell'anno scorso.

Immaginate la delusione di sabato, quando sono andato a ritirare il pacco gara e ho scoperto che ci omaggiavano di una banalissima maglietta da corsa con le maniche.
Banalissima, ma almeno di un giallo fluorescente che credo di aver visto solamente addosso alla Polstrada di Vercelli, nelle notti transilvaniche di nebbia totale.
Sabato ho anche visto Carlo, si era appena iscritto. E' stato l'unico momento del weekend di gara in cui l'ho incrociato. E non perchè il giorno dopo abbia corso velocissimo e sia sparito dalla mia vista. No. Però la legge bavaglio mi impedisce di raccontare della sua performance. Chiedete a lui...

Domenica solita sveglia solitaria, silenziosa e bellissima. Esauriti tutti i riti preparatori, esco in strada, arraffo una bici dalle rastrelliere del bike sharing e punto verso l'Arco, luogo di partenza della gara e di ritrovo con gli amici partecipanti (senza per altro essere sicuro di chi avrei beccato perchè le gare della domenica mattina - ma soprattutto i sabati sera che le precedono - sono a fortissimo rischio di assenteismo).
All'Arco, la solita magia delle gare: ci si sveglia quasi all'alba e, in qualunque città ci si trovi, ci si dirige verso il punto di partenza attraversando paesaggi spettrali, desertici, bellissimi. Una specie di safari urbano possibile solo la domenica mattina alle 8.
Poi arrivi al punto di ritrovo e sono tutti lì, gli esseri umani coraggiosamente svegli a quell'ora. Una densità pazzesca, in mezzo a una città che dorme. Questa volta stupiva anche l'impatto cromatico: tanti hanno rispettato le richieste degli organizzatori e hanno indossato la maglia fluorescente ufficiale, quella che trafigge le retine.
Eccolo, il popolo giallo che si sposta dall'Arena all'Arco



Il nostro appuntamento è davanti al Living, perchè siamo dei milanesi fighetti anche la domenica alle 8.
Questo è Gianlu, nella sua personale interpretazione mimica dell'Arco (o è un imitazione di Heather Parisi, non è chiaro)
E vabbè, diciamo che Gianlu ero sicuro di trovarlo. Lui è uno che la corsa la prende sul serio. Sugli altri avevo qualche dubbio in più. Sarà che avevo condiviso con loro la serata antecedente alla gara. Sarà che avevo condiviso con loro anche diverse bottiglie di vino su un terrazzo. Sarà che quando io sono andato a dormire, per loro sembrava fossero ancora solo le 19 e che la serata vera dovesse ancora cominciare.
Sarà, ma è anche vero che Matteo è l'eroe comparso alla gara delle 5.30 del mattino facendo il dritto dalla sera prima, qualche mese fa.
Ed è un'emozione vederlo per la prima volta davanti al Living. Per la prima volta senza una vodka tonic in mano, intendo.
Ha convinto anche lei, Carlotta, con argomenti di grande maturità e spessore tipo "Sei una sega se non vieni", "Cos'è, hai paura?", "Ah, non ce la fai?"
Io ci provo nello stesso modo con Nizza da anni, ma niente da fare. Sulla corsa. Perchè invece questa tattica funziona infallibilmente quando si tratta di convincerlo a bere un Negroni in più.
E quindi eccola qua, iscritta con lui alla 5 km. Rea confessa di aver, forse, raggiunto la distanza dei 5 km solo sommando tutta l'attività podistica della sua vita. Shopping incluso.
Io e Matteo non ci siamo piegati alla dittatura del fluo, ma sfoggiamo le magliette Piovono Runners (dovete fidarvi, perchè il logo è dietro)
Ci infiliamo nelle griglie di partenza, ognuno per la sua gara. L'inizio è una bolgia e io come al solito sono nelle retrovie, con i pe(d)ones. Il risultato è che tra lo sparo e il momento in cui effettivamente varco la linea di partenza passano dai tre ai quattro minuti.
Si risale tutto Corso Sempione, fino a Piazza Firenze. In questo primo tratto si corre più a zig zag che dritti, nel tentativo spasmodico di superare, spinti dall'interruttore dell'agonismo che sia ccende in automatico quando fai partire il cronometro e lo vedi lì, che scorre inesorabile.
Corso Sempione è diviso in due, perchè dovremo percorrerlo anche in senso inverso al ritorno. E' per questo che dopo poco tempo, nell'altro senso di marcia, vediamo i primi atleti che stanno già tornando.
Corrono come il mio Scarabeo 100 non fa ormai da anni.
Passo sotto il Trio Medusa. Li hanno parcheggiati su un palchetto sopraelevato, vestiti da Beatles. Stanno cantando "na na na nananana he-hey linus", sulle note di Hey Jude.
(li incontrerò di nuovo all'ultimo chilometro, circa mezzora dopo, ancora intenti a cantare lo stesso ritornello)
Subito dopo c'è il famigerato, e non furbissimo dal punto di vista organizzativo, punto di confluenza delle due gare. Praticamente a un certo punto la 10km e la 5km si uniscono per fare una parte di percorso in comune.
Peccato che sia come far immettere improvvisamente una strada sterrata percorsa da trattori in un autodromo, durante un gran premio.
Da destra arrivava l'allegro carrozzone della 5 km, con i cani, i bambini e la gente mascherata, da sinistra piombavano gli ossessi della 10 km, dilettanti ma con l'ossessione della performance, non del tutto propensi all'idea di farsi rallentare dalla marea di passeggianti e passeggini.
Superato l'ingorgo, sento che la gamba funziona bene e cerco di mantenere un ritmo alto. Miracolosamente mi riuscirà. Senza rallentamenti, dolori, crisi.
Tutto secondo le più rosee aspettative, tranne il thrilling finale.
Via Melzi d'Eril, ultimissimi metri. Sono in fase ritmo alto, ma tranquillo. Una spizzata al cronometro mi ha rassicurato che ce l'avrei fatta a concludere il tutto stando dentro i 45' e qualcosa (ottimo, dato che provando la distanza in allenamento stavo tra i 47' e i 48' abbondanti). Alla fine della via, incrocio con Corso Sempione, avvisto il gonfiabile rosso. Inequivocabilmente l'arrivo. Altrimenti chi metterebbe mai un gonfiabile rosso, a forma di Arco sotto cui passare? Non può indicare l'ultimo km, perchè quello l'abbiamo già passato.
E' l'arrivo, penso, e io sto facendo un fantastico 45'. Completo la curva di Melzi d'Eril. Il sorriso si accende e si spegne in un secondo, come una lampadina fulminata. La gente davanti a me supera il gonfiabile e continua a correre, svoltando a destra nella parte pedonale di Sempione.
Merda.
Mi riprendo e penso a una cosa sola. Devo restare comunque sotto i 46'. Inizio a mulinare le gambe come un pazzo. Schivo, dribblo, supero. Non guardo il cronometro perchè ho paura. Non guardo il gonfiabile, quello vero dell'arrivo, perchè mi sembra ineluttabilmente lontano. Penso solo a correre, correre, correre. Lo supero in uno slancio folle e, alla cieca, tiro una ditata sul cronometro per stopparlo. Per fermarmi mi schianto contro il tipo davanti a me, che aveva inchiodato subito dopo l'arrivo. L'impatto ha quella consistenza sudaticcia e flaccida della partita di basket di Ben Stiller vs Philip Seymour Hoffman in E Alla fine arriva Polly.
Me ne fotto, tanto facevo già schifo prima di spiaggiarmi su quell'uomo.
Guardo il cronometro, spizzandolo come un mazzo di carte in una partita di poker, una cifra alla volta.
4...
...5...
...5...
...8.
45'58''
Ce l'ho fatta.

Arraffo la medaglia simbolica e in un impeto di generosità che nemmeno Michela Brambilla, la metto al collo di Ugo, che con la padrona Franco (non è un errore di battitura) Moro è venuto a fare il tifo per noi all'arrivo.
Eccoli:

Ribecchiamo anche Teo e Carlotta, reduci da un sorprendente e notevole 29' sulla 5 km. Nemmeno ora Teo ha in mano un vodka tonic e adesso, lo ammetto, un po' mi delude vederlo così.
Gianlu probabilmente è arrivato mezzora fa e ora è a casa e sta pranzando. Già docciato.

Ah, giusto: mancano le prove della riuscita del folle sprint. Eccole:

lunedì 19 settembre 2011

Piove, runners.

Ci sono svariati modi per affermare la proprio individualità all'interno di un gruppo sociale.
Io ne ho scelti alcuni particolarmente antipatici.

Non mi piace il cioccolato. Il che mi taglia fuori dal 75% delle torte di compleanno e dal 100% delle pasque.

Non bevo caffè. Il che mi esclude dalle confidenze da ufficio, quelle che si dicono solo davanti alla macchinetta, al mattino. Rende terribilmente noiosi, questa cosa:
"Andiamo a prenderci un caffè?"
"Non lo bevo"
"Allora fottiti"
(quest'ultima battuta, fortunatamente, è quasi sempre solo pensata dal mio interlocutore).
Sono anche stato l'unico ad essere felice quando hanno inventato la Redbull
(quasi tutti gli altri se ne sono accorti solo quando un alchimista alcolizzato ha pensato di accoppiarla alla vodka).

E poi non galleggio. Sono serio, non so stare a galla. Cioè, nuoto per carità.
Ma non so fare il morto.
Mi hanno spiegato in tanti che è la cosa più naturale del mondo. Che non richiede talento o allenamenti. Che basta stendersi sul pelo dell'acqua e respirare normalmente.
Io ci provo con regolarità. Mi allungo orizzontalmente sul mare e chiudo gli occhi. Assumo forme che vanno dalla stella al crocefisso.
Il tutto di solito dura dai tre ai quattro secondi. Il tempo di ingannare qualsiasi legge fisica da Archimede in avanti.
Poi le mie gambe iniziano ad affondare, lentamente. La schiena si inarca. L'addominale è inutile (anche quando c'era davvero). L'attrazione dell'abisso è irresistibile.
Trascorsi dieci secondi, nei quali di solito ho anche bevuto un paio di sorsate d'acqua salata in un estremo e annaspante tentativo di ribellarmi agli eventi, mi ritrovo verticale come prima, a muovere le gambe sott'acqua per stare a galla.
Gli altri ridono.

Però l'acqua è il mio elemento in un altro senso: quando corro.
Ieri pomeriggio l'ho ritrovata, dopo un'estate assolata e secca. Mi è piombata addosso a metà della mia uscita. Roboante, fradicia, a secchiate. Mentre molti riparavano il più velocemente possibile verso casa o sotto le pensiline degli autobus, io godevo.
Mi piace da morire correre sotto l'acqua. Mischiare il sudore alla pioggia fino a non distinguerli più. Sentire quel senso di piccola epica, l'unica che alla fine possiamo concederci noi podisti dilettanti. Fottersene di come conci i tuoi vestiti, tanto non devi essere presentabile per nessuno e quella roba a casa l'avresti lavata lo stesso. Tenere gli occhi a fessura, quando ne scende veramente tanta e tu non hai neanche una visiera a farti da tettoia. Infilare il piede in una pozzanghera e, per un secondo incazzarsi - è un riflesso incondizionato -  ma un attimo dopo capire che non cambia niente, visto che sei già fradicio ovunque.
La pioggia, quella a catinelle come ieri, mi rende libero. Mi porta a quelle situazioni genere "peggio di così" che mi fanno sentire capace di fare tutto, tanto non ho più nulla da perdere.
La pioggia, quella fine e persistente, invece mi rende severo. E' un metronomo della fatica che mi restituisce il senso di quello che DEVO fare anche se le condizioni atmosferiche sono avverse. Mi ha accompagnato tante volte nell'ultimo inverno, quando mi allenavo per la Maratona di Roma. Era la prova inconfutabile che ce la stavo mettendo tutta, perchè uno che avesse potuto scegliere, quella domenica sarebbe rimasto a letto. Io invece la vedevo e uscivo lo stesso. Andavo a farmi schiaffeggiare da lei. Perchè io ero più forte. Perchè io ero più motivato. Perchè il mio sogno di correre la prima Maratona era moralmente impermeabile.

La superficie dell'acqua la lascio a voi che sapete galleggiare.
Io nell'acqua infilo la faccia, sorrido e corro.

venerdì 16 settembre 2011

"Lei è giovane e preparato"

Bocciato.

La Tranvata

Chi corre è abituato all'imprevisto. Ti prepari per mesi in vista del grande obbiettivo e alla fine un cane ti morde mentre ti alleni. Hai un brutto incidente in moto. O anche semplicemente ti capita un infortunio. Niente che ti impedisca di rialzarti, e ripartire.




E' anche grazie a queste considerazioni che riesco a sostenere il peso di quanto è successo.

La Storia
Esame da avvocato. Milano. Esame scritto a dicembre 2010, superato con voto 40-40-40. Il nono voto più alto. Esame orale a settembre 2011, pochi giorni fa.

Capito nella commissione presieduta dall'Avv. F.. Su di lui circolano tante storie. Dicono che l'anno scorso bocciò i primi sette candidati e che per questo fu richiamato informalmente dall'Ordine. Dicono che sia sadico. Dicono che faccia domande assurde. Dicono che i forum online siano pieni di queste leggende.

Leggende, perché preoccuparsi.

Inizia l'esame alle 18.25 di mercoledì 14 settembre. Prima di me la stessa commissione aveva bocciato tre candidati e ne aveva promosso uno. Uno su quattro, le statistiche sono a mio favore (pensiero positivo, pensiero positivo, pensiero positivo).

Prime domande di diritto civile. "La rilevanza dei motivi nel contratto, nel testamento e nella donazione". Tutto OK. Domanda su "impossibilità sopravvenuta della prestazione". Dopo un po' chiedono "è a conoscenza di un orientamento giurisprudenziale sull'inesigibilità della prestazione come ipotesi di impossibilità sopravvenuta?". Lo conosco, era stato chiesto all'esame scritto due anni fa. Racconto il caso. Spiego l'orientamento. Tutto OK.

Domande di diritto processuale civile. Qui interroga solo una professoressa della Statale. Ordinario. Tutto OK.

Domande di diritto costituzionale. Sulla prima, dopo aver risposto, mi lancio in una comparazione con la costituzione francese anteriore al 2007. Tutto OK. I'm on fire.

Le ultime tre materie: Diritto dell'Unione Europea, Diritto Internazionale Privato, Deontologia Forense.

Inizia a interrogare il Presidente. Interroga solo lui. Interroga leggendo tutto il tempo le domande su un portatile che tiene davanti a sé. Lì ha anche le (sue) risposte.

Diritto dell'Unione Europea. All'università avevo 30. "Libera circolazione delle persone". Spiego la disciplina attuale. Spiego la disciplina del trattato del 1957, le modifiche operate con l'Atto Unico Europeo (1986), con il Trattato di Maastricht (1992), con il Trattato di Lisbona (2007). Mi guarda dubbioso, aggiunge domande insulse. Rispondo. Tutto OK. Credo.

Diritto Internazionale Privato. All'università avevo 30. Lo pratico a lavoro. "Diritto applicabile al matrimonio". La domanda è priva di senso. C'è un diritto della cerimonia (la prima risposta che do), c'è un diritto per la capacità dei nubendi, c'è un diritto per i rapporti personali tra i coniugi, etc. etc.. Chiedo se può precisare la domanda. Non la precisa. Rispondo. Non è la risposta che ha sullo schermo del portatile. Un altro commissario gli chiede di precisare la domanda. Quando finalmente la precisa rispondo.
Mi corregge "cittadinanza" con "nazionalità" (nel diritto internazionale privato vogliono dire esattamente la stessa cosa). Mi corregge "il criterio di collegamento è..." con "la legge applicabile è..." (nel diritto internazionale privato vogliono dire esattamente la stessa cosa. Il primo termine è più tecnico).
Qualche altra domanda simpatica (ad es. "ci si può sposare con il rito concordatario all'estero?"). Rispondo. Tutto OK. Credo.

Deontologia Forense. Domanda sul "procedimento disciplinare". Inquadro l'istituto in termini generali. Vuole il procedimento, passaggio per passaggio. Inizio, dopo un po' mi interrompe. Non ricordavo ogni singolo passaggio. Durante l'interrogatorio la Professoressa della Statale gli fa segno che sono già le 19 ed è tardi. Mi mandano via.

Esco molto nervoso dall'aula. L'esame era andato bene. Ma che stupido sono stato a non memorizzare ogni passaggio del procedimento disciplinare! E come si può interrogare senza avere idea della materia?

Aspetto l'esito con cauta fiducia. Quelli che erano venuti ad ascoltare le domande si avvicinano per farmi i complimenti.

Passano dieci minuti. Perché ci mettono così tanto?

Passano venti minuti. Un toro in gabbia. Mi chiamano dentro. Il commissario a sinistra mi guarda. Occhi lucidi. Cenno distrutto con la testa. Al centro il presidente. Ghigna a mezza bocca. Attraverso l'aula, arrivo davanti alla commissione. Il presidente, serio: "ci sono state insufficienze gravi". Le materie in cui mi aveva interrogato lui: Diritto dell'Unione Europea, Diritto Internazionale Privato, Deontologia Forense. "Non è ammesso".

Non ci posso credere. Tutt'attorno è silenzio. Chiedo spiegazioni, la voce si incrina. Tre commissari avevano il viso affranto. Lui ribadisce la sua posizione. Chiedo agli altri.

Cercano di giustificarsi. "E' il regolamento". "Abbiamo discusso e questa è la decisione, condivisibile o no che sia". "Lei è giovane, ha 27 anni. Pensi agli altri prima di lei che con l'hanno passato" (sic!).

Il capolavoro lo pronuncia la Professoressa della Statale. "Lei è giovane e preparato, lo ripasserà sicuramente l'anno prossimo" (sic!).


***

Che cosa resta di tutto questo? Un anno di studio gettato alle ortiche. Un danno economico non irrilevante. Un enorme senso di ingiustizia da scrostare dalla suola delle scarpe.

La sfida sarà trasformare la rabbia, negativa, in energia, positiva.

Da martedì si torna in ufficio. Da oggi si ritorna a correre. Il 2 ottobre c'è la Deejay Ten (chi viene?). Il 23 ottobre c'è la maratona di Venezia.

La corsa cura tutto. E qui c'è da piovere tanto, Runners!