mercoledì 30 maggio 2012

Il Barbapapà Rosa

Premessa
Sì, lo so questo post sarebbe dovuto uscire un mese e mezzo fa. Non è successo. Ci sono tante ragioni dietro la non uscita. Una, forse, vale più delle altre: sono a Singapore. Per molti la notizia non è una notizia. Per quelli per i quali è una notizia... ma come?!? Se ho pubblicato per giorni, su twitter, i miei pasti ad Adam's Court?!??!?
La mancata uscita di questo post ha creato un tappo. Avrei voluto raccontare le corse di Singapore. Non sono state tantissime, qualcuna però meritava. Tipo la Salomon Trail da 14km, dove ne ho corso 17 perché il cinese davanti a me si è perso (gli ho detto "stu spacchiu i cinisi", non so se ha capito il significato). Adesso il post è uscito, aspettatevi racconti di corse estremamente orientali.
Vabbuò v'ho fatto perdere già abbastanza tempo.

Ogni blog che si rispetti dovrebbe avere un post con il Barbapapà Rosa per titolo.

Ora, anche Piovono Runners ce l'ha.

La maratona di Milano

E' cominciato tutto per caso, come nelle migliori storie sentimentali di Top Girl.

Corbellerie! Tutto è stato programmato. Scientificamente.

Volevo correre sotto le 3 ore la maratona di Milano. Volevo raccogliere almeno 2.000 euro per la Fondazione De Marchi.

Se non avete la memoria di un elefante con l'alzheimer qualcosa ricorderete. Intendo qualcosa di ciò che è successo tra il 19 febbraio 2012 e il 15 aprile 2012. Non ricordate più nulla? Gli appuntamenti con la Storia? La cena con Roberto (aka Settore)? Le ripetute in gara? Le lezioni su come preparare la maratona? Tutto dimenticato? Per fortuna c'è l'etichetta "Di Corsa per la De Marchi".

Dicevo. Tutto programmato. Tutto scientifico, per correre sotto le 3 ore. Poi Giove ha scaricato acqua a secchiate su Milano.

(nella foto: un esempio di maratoneta aerodinamico)
Avevo fatto due promesse qualche giorno prima della gara.
- Se avessimo raggiunto quota 2.000 euro per la Fondazione De Marchi, avrei corso gli ultimi 100 metri a piedi nudi.
- Se avessimo raggiunto quota 2.300 euro per la Fondazione De Marchi, avrei corso tutta la maratona con le orecchie di Topolino.

Il 14 aprile 2012, la pagina di Rete del Dono (questa http://www.retedeldono.it/initiatives/view/di-corsa-per-la-de-marchi) segnava 2.320 euro.

Obbiettivi raggiunti, promessa da mantenere.

Il 15 aprile 2012, domenica, la sveglia suona alle 5.20. Come nelle migliori famiglie di serial killer e deviati mentali. Incredibilmente la mia dolce compagna non mi manda a quel paese (ci sarei andato di lì a poco da solo). Anche lei è agitata, anche se dissimula. Certamente dissimula meglio di me.
(nella foto: un tentativo di sorriso)
La sua presenza è rassicurante. A tratti dimentico che per tutta la notte non ha fatto che piovere. Che Milano è una pozza unica di acqua gelida. Che bisogna urlare perché lo scroscio della pioggia copre ogni suono.
(nella foto: il sogno di tutti i bambini. DreamWorks e Disney stanno insieme)
Non siamo soli. Oltre 4.000 maratoneti sfidano il gelo e l'acqua incessante di Milano. Tra questi, ovviamente, non possono mancare i Podisti da Marte e i Gazzetta Runners Club.
(nella foto: una piccola selezione di entrambi)
Era bello stare insieme agli amici Marziani e GRC. Non lo dico perché mi mancano adesso, a Singapore. Era bello stare con loro lì, in quel momento. Eravamo all'asciutto, mentre fuori diluviava.

[l'ho detto abbastanza spesso che pioveva. No? Allora lo ripeto qualche altra volta]

Ma non si può stare sempre insieme. La raccolta fondi per la De Marchi mi ha insegnato ancora una volta che la maratona non è un'esperienza individuale (se ne parla qui e qui). Tranne che nei 42km e 195m, quelli li corri con le tue gambe.

Usciamo, finalmente, a prendere aria.

La dolce compagna aspetta all'asciutto, un'ora dopo sarebbero partite le staffette Piovono Runners 2 e Piovono Runners 3.
(nella foto: tre atlete serissime)
La partenza è eccessiva. Sto bene, parto dal secondo blocco. Mi sento sicuro. Niente mi può fermare. Parto veloce. Troppo veloce. Non me ne accorgo, e sono contento. La pioggia mi scivola addosso come fosse ... pioggia [oh, mentre scrivo è l'1.20 a Singapore, domani mi alzo alle 5.50 che vado a correre con un collega che poi alle 8.15 abbiamo lezione per 3 ore. Scusate, ma qualche similitudine non mi riesce].

Non sono solo. Incontro subito due maratoneti gialli (per comodità li chiamerò "Franco" e "Ciccio"). Si assomigliano, forse sono fratelli. Solo che Franco ha un personale di 2 ore e 40. Ciccio di 3 ore e qualcosa. Franco sta portando Ciccio al traguardo sotto le 3 ore.

Ringrazio il cielo, che mi ricambia con ancora più pioggia. Mi aggrego a loro, penso. Terranno il ritmo esatto per stare sotto le 3 ore, penso. Non esagereranno con la velocità all'inizio, penso.

Parlo con Franco. Gli spiego perché indosso le orecchie di Topolino. Lo convinco a raccogliere fondi per la prossima maratona (poi dicono che i maratoneti sono perditempo). In tutto questo parlare (poco, in realtà) Ciccio non apre mai bocca. Penso che sia semplicemente concentrato sulla gara. No, non è quello.

La tragedia si manifesta intorno al 5° km. Ciccio ha bisogno di concentrarsi da un'altra parte. Resto solo.

Solo. Senza guida. Sotto la pioggia. Sono 7 km che corro e non sento nessuna fatica, nessun affanno. Tengo il ritmo giusto, penso.

Troppo veloce. Chissenefrega, se riesco a tenerlo vuol dire che posso farlo, penso. 6 maratone e ancora non ho imparato come dosare lo sforzo.

Il ritmo in realtà non è neanche troppo alto, in termini assoluti. E' il ritmo che avrei voluto tenere, che avevo pensato di tenere. Se non fosse piovuto.
(nella foto: Topolino e la maratona di Milano)
Fin qui il tono di questo post è troppo dimesso. Cambiamo registro.

Immaginate di correre in una città pressoché deserta. Immaginate di correre attorniato da altre persone. Immaginate di incontrare di tanto in tanto qualcuno per strada. Due, tre passanti. Magari un bambino col genitore. O magari un gruppetto di 5/6 persone.

Immaginate di essere in un giorno molto importante. Un giorno preparato per mesi. Immaginate che siete contenti. Perché siete contenti, state andando bene, piove-ma-chi-se-ne-frega, tenete alla perfezione il ritmo per arrivare al traguardo in 2 ore e 57 minuti, tre minuti sotto il vostro obbiettivo.

Come potrebbe migliorare la giornata? No, non è possibile eliminare la pioggia.

I bambini. I passanti. Le anziane signore. "Topolino!", "Mickey!!". "Forza Topolino!!".

Tifano. Urlano. Piove anche per loro, che credete. Piove ma sorridono lo stesso. E hanno voglia di urlare. Di incitare. Di incitare te.

Stavo per scrivere il mio nome sulla maglietta, così magari qualcuno lo urlava per sostenermi. Che errore sarebbe stato. Io ero Topolino. Sostenevano Topolino.


Ok, torniamo al tono dimesso.

Arriva il 30° km. Fin qui mi sono comportato bene. Fin qui. Capisco che non posso tenere quel ritmo. E' facile capirlo: sto rallentando e non c'è nulla che possa fare per impedirlo.

Le nuvole del cielo entrano nella mia testa. Il sole asciuga il corpo, ma tutta quella pioggia asciuga l'animo. Il 32° km, la mia nemesi. Il dolore arriva, come sempre. Sempre mi sono fermato al 32° km. Stringo i denti, rallento, ma resisto. Penso positivo. Tocco le orecchie di Topolino, penso agli amici che hanno sostenuto quella corsa. Questa volta no. Questa volta non mi fermo.

Resisto e supero il 32° km. Ho perso 40 secondi, ma il margine è alto. Posso farcela. Ma non mi toglierò le scarpe e le calze. E' deciso. Se va bene arriverò in 2 ore 58 minuti e qualcosa. Non posso rischiare di non arrivare in tempo. Farò ammenda, chiederò scusa ai lettori di Piovono Runners. Farò un'altra donazione alla De Marchi.

I chilometri passano. Il dolore torna al 35° e al 38° km. Rallento ma non mi fermo. Il margine è sempre più ridotto. Ma ce la posso fare.
(nella foto: orecchie basse, ma bisogna sorridere)
39° km, quasi 40°, mi sento chiamare da dietro: "Topolino!". Franco e Ciccio. "Attaccati a noi, che ci stiamo sotto le 3 ore". Franco e Ciccio sono in progressione. Una sublime progressione. Mi attacco a loro e sento che posso farcela.

Li lascio andare a metà del 40° km.

41° km, se corro l'ultimo tratto in 4 minuti e 40 secondi sto sotto le 3 ore. Mancano 1 chilometro e 195 metri. All'inizio della maratona avevo corso anche a un ritmo più veloce di quello che servirebbe.

Le energie residue bastano a portarmi all'arrivo a un ritmo per me decoroso. Sono stanco. E' piovuto tutto il tempo. Il sogno di correre sotto le 3 ore mi è pesato troppo in questi ultimi chilometri.

I sogni non dovrebbero essere pesanti. Lo lascio andare. Torno a sorridere, sul serio. Posso mantenere la promessa.

Abbiamo raccolto 2.320 euro per la Fondazione De Marchi. Ho corso ininterrottamente per 41 km, sotto la pioggia. Ogni bambino lungo il percorso ha sorriso al passaggio di Topolino. C'è sogno più bello di questo?

Sventolo la bandiera dei Podisti da Marte e urlo la mia gioia. Mancano 500 metri al traguardo e le gambe volano.

400

300

200

100

Mi fermo.


Volo. Retrocorro. Taglio il traguardo.

3 ore 1 minuto 4 secondi

Tempo personale migliorato di 4 minuti e 39 secondi.

Contento?

Di più.


Epilogo

Dopo la maratona sono arrivate altre donazioni su questa pagina:
http://www.retedeldono.it/initiatives/view/di-corsa-per-la-de-marchi
Il totale raccolto per la Fondazione De Marchi è 2.491 euro. Ho visto che è ancora possibile donare, se non l'hai ancora fatto sei ancora in tempo.

Il 27 aprile sono andato a Lugano, a raccontare ai bambini delle elementari questa storia.

Il 2 maggio sono partito per Singapore.

Il 7 maggio sono stato premiato in contumacia come terzo miglior fundraiser maratoneta e come miglior fundraiser under 30. Qui i premiati.

Il 9 maggio è uscito questo video:

Ah, dimenticavo. Il Barbapapà Rosa.


E' il regalo dei bambini della De Marchi. Grazie.


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