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lunedì 26 marzo 2012

La Staffetta di Milano - Piovono Runners 1

Non crediate che siamo fermi a goderci i nostri successi individuali.
Anzi, stiamo pianificando un'invasione di Milano senza precedenti. Piovono Runners schiererà quattro staffette sulla linea di partenza della staffetta, alla maratona di Milano del 15 aprile.
Due squadre correranno per la Fondazione Pupi e due per la Fondazione De Marchi. L'anno scorso c'era un'unica (ancorché gloriosa) squadra che correva per la Pupi, tanto per rendere l'idea di quanto ce stiamo ad allargà stavolta.

Piovono Runners 1 sarà la squadra capitanata da me e correrà ovviamente per la Fondazione Pupi. Schiera alcuni dei più grandi podisti italiani, esclusi da Londra 2012 solo perché le Olimpiadi le fanno ad agosto e noi avevamo già prenotato la casa ad Ibiza. Con le caparre non si scherza, in tempi di crisi.

In prima frazione ci sarà Luca, uno che fino a pochi mesi fa pensava che la corsa fosse una donna della Corsica, ma che ora si chiede basito perchè nessuno organizzi mai gare podistiche di mercoledì, per spezzare l'attesa tra una competizione del weekend e quella del fine settimana successivo. Nelle ultime due settimane ha infilato Maratona di Roma e Mezza alla Stramilano. Domenica prossima ha l'Iron Man alle Hawaii, ma dopo ha promesso che si concentrerà solo sulla staffetta.

In seconda base ci sarò io. Quest'anno ho limitato gli atti di nonnismo legittimamente previsti in virtù del mio ruolo di capitano. Certo, ho sfruttato l'entusiasmo di Luca per rifilargli la prima frazione, quella che implica la sveglia all'alba, la partenza da Rho e il maggior numero di km da correre, ma non mi si poteva chiedere di diventare buono tutto in una volta.  L'anno scorso mi ero anche preso con violenza la terza frazione, la più bella come percorso e anche quella che, casualmente, parte davanti a casa mia in Porta Venezia. Quest'anno mi sono accontentato della seconda...

...e la terza l'ho ceduta a Riccardo, runner battezzato giusto ieri dalla Stramilano. Ha corso la sua prima mezza e pare sia arrivato vivo al traguardo, visto che oggi mi ha scritto. Secondo esordiente nella staffetta Piovono Runners, dopo Luca. Per chi ci segue con assiduità, è quel pazzo che ho beccato nella tundra dei Giardini di Via Palestro in una domenica d'inverno post nevicate apocalittiche, mentre correva con un passo più simile a quello di Carolina Kostner che a quello di un podista. Un grande, già solo per essere stato lì quel giorno.

Allo sprint finale, di diritto, Matteo. Matteo non ha mai corso una gara competitiva che sia una, ma su di lui gira già un'aneddotica podistica degna di Abele Bikila. Lo vedi sbucare alle Run 5.30 (così chiamate perchè si svolgono davvero alle 5.30 del mattino, eh..) arrivando diretto da una discoteca. Lo ascolti che fa il timido alla Stramilano, poi all'arrivo mi brucia e sprinta sverniciandomi. Lo senti l'anno scorso reclamare la quarta frazione della staffetta (è la più breve, per chi non lo sapesse), quasi a dire che più di così non può fare, e poi lo vedi portarla a termine con un tempo stratosferico, roba che ci abbiamo messo più noi a fare in metropolitana da Sant'Agostino a Cadorna che lui a correre quegli ultimi sette km.
Insomma, non potevamo che confermarlo. Noi facciamo la vita da mediani, a lui lasciamo l'onore di varcare il traguardo sputando sangue, muco e vodka tonic.

P.S. Nella settimana precedente la gara organizzeremo, insieme alla squadra Piovono Runners 4 capitanata da Carlo (Carlo, resuscita e presenta la tua squadra, daicazzo), un aperitivo per raccogliere fondi per la Fondazione Pupi, come l'anno scorso. Fu un successone e vi vogliamo di nuovo tutti lì. Potete vederci, toccarci e abusare moderatamente di noi.
A breve info più precise sull'evento.

mercoledì 30 marzo 2011

A fresh new start?

Come sono abitudinario. Tremendamente abitudinario. Provare il brivido dell'ignoto perché "La Maratona" non c'è più. Lamentavo di voler correre in libertà; senza obbiettivi, e adesso, scalcagnata natura umana, ne vorrei un altro per dare ulteriore senso alla corsa.

Il bello è che ce l'ho!

A volte la vita è semplice. Come la corsa. Come fare i primi 13,5 km di una Maratona a staffetta insieme a tre amici. Allo scopo di aiutare una Fondazione a fare il proprio lavoro. La Maratona di Milano, infatti, come tantissime Maratone che vengono corse in giro per il mondo, ha un charity program. Si corre per conto di qualcun altro.
Doppio scopo. Da smarrito ad oberato di obbiettivi. Cazzo. 

Piovono Runners, nella sua formazione di gruppo, parteciperà alla Maratona di Milano a Staffetta per conto della Fondazione Pupi. Anche la Fondazione ha uno scopo. Riporto dalla descrizione che di sé stessa dà la Fondazione: "Dare sostegno a favore di un'area estremamente povera della Repubblica Argentina ... uno spazio dove i bambini socialmente più svantaggiati e diversamente abili ricevono, fin dalla prima infanzia, le attenzioni e l'istruzione necessarie in ogni momento della loro vita"

Anche Cristiano ha una missione, presentare ufficialmente i Piovono Runners che correranno le varie frazioni della staffetta in modo simpatico e coinvolgente. Giusto contrappasso per avermi rifilato la prima frazione, la più lunga e la più brutta di tutta la Maratona. Infame.

Ah già, altro obbiettivo. Ho millantato un'ora e pochi minuti per correre i miei 13,5 Km.

Finora non ne ho azzeccata una.

venerdì 4 marzo 2011

In limine

Ho appena ingollato una pasticca di miorilassanti. Entro la fine della giornata ne avrò assunte altre due. E la sensazione freddo umida sul retro coscia mi rammenta del cerottone di anitinfiammatori.

Ho chiaramente cantato vittoria troppo presto. Questa mattina, al secondo giro intorno al Parco Sempione, ho di nuovo accusato irrigidimento e dolore ai muscoli posteriori della coscia destra. Ho provato ad individuare il muscolo esatto, cercando tra le tavole anatomiche su internet, ma sono talmente tanti che ho rinunciato ad incastrare il colpevole.

Forse l'indurimento accusato due settimane fa non era del tutto guarito, e latente, in profondità, la lesione era ancora presente. Ciò che mi lascia stupito è che il male sia tornato oggi, dopo due giorni di riposo. Non so proprio come regolarmi.

Una domanda continua a frullarmi in testa. Come farò?

Non ho ancora mai affrontato un lungo da trenta chilometri. Non ho mai corso per più di tre ore. Ho una gamba a mezzo servizio e il rischio è di rovinarmela per parecchio tempo se dovessi sovraccaricarla. Il dubbio è quasi amletico. Di sicuro, né domani né domenica potrò correre.

Cristiano ha descritto, qualche tempo fa, un certo tipo di crisi. Una crisi di motivazioni, certo, ma concludeva descrivendo il desiderio di poter di nuovo correre liberamente, senza scopo, per il puro piacere di farlo. Per tutto il tempo e per tutti i chilometri che possa desiderare, senza vincoli o obblighi.

La voglia di correre la Maratona è tanta. Sono anni che mi chiedevo se mai avrei avuto la forza, fisica e mentale, di correre per 42 chilometri (e poi sopravvivere per raccontarne. Non dimentichiamoci, infatti, che Filippide, il primo Maratoneta della storia, dopo aver genialmente stabilito la distanza, ci ha lasciati). Eppure questo non mi impedisce di pensare che per me è più importante la corsa per se stessa. Non tanto, dunque, partecipare a competizioni o fissare tempi e record personali. Ma correre!

Correre e respirare ed esultare del corpo in movimento.

Poi, ovvio, la medaglietta di partecipazione è importante. Collezionare luoghi e distanze fa parte del gioco, ma è un di più. Cercare su Internet le corse più strane ed i luoghi più affascinanti per viverli e conquistarli in modo diverso è un passatempo meraviglioso. Si tratta, però, di un contorno che fa piacere aggiungere. Non è certo il piatto principale, lo scopo.

E allora, mi chiedo se valga la pena rischiare di rovinarsi in modo serio la muscolatura, col rischio di rimanere di nuovo fermo per mesi. Per cosa?

Domani avevo in progetto di partecipare alla Corsa Marziana per Carnevale e poi di proseguire per altri 20 chilometri e portare a termine il lungo da 30 chilometri. Valerio, cavallerescamente, si era offerto di correre un tratto di strada con me. Mi avrebbe fatto enorme piacere. Era un modo per divertirsi e per imparare qualcosa. Perché avrei avuto modo di carpirgli qualche segreto, qualche accorgimento. Lui ha corso più di una maratona e più di quanto io abbia corso in tutta la mia vita.

Peccato. Il mondo del running mi piace ed è appena al di là di una porta della quale rimango sempre sulla soglia.

Una soglia che mi piacerebbe varcare

lunedì 28 febbraio 2011

Triplete!

Ci siamo lasciati che avevo corso 20 minutini leggeri leggeri su un tapiro urlante.

Il motivo? Una contrattura all'adduttore della coscia destra che mi aveva spaventato e reso irritabile come non mai. A 20 giorni dalla Maratona, con l'unico allenamento lunghissimo (30 chilometri) ancora da fare, avrebbe potuto essere il coup de grace ai miei sogni di gloria.

Venerdì ho lasciato le gambe a riposo. Il mio umore, tuttavia, ha iniziato a migliorare sin dalla mattina. Non avevo indolenzimenti particolari, nè gonfiori nè indurimenti muscolari. La notizia non era scontata, perché mercoledì mattina, dopo soli dieci minuti di ciclette, avevo un bozzo durissimo che protundeva minaccioso e dolente.

Sabato, approfittando della bellissima giornata, ho corso. Corsa vera. Se pur a ritmi molto blandi. Con la collega di Studio abbiamo fatto volta verso il Parco Sempione, dove una decina di chilometri sono volati insieme all'amico Cristiano che, tra la vecchia Biblioteca del Parco e Piazza del Cannone, cercava stimoli e motivazioni per portare a termine il suo ennesimo lungo da trenta e passa chilometri. Mi ha rifilato, as usual, una pasticca di integratori da mandare giù.

Poi abbiamo incontrato un runner che indossava, con scarsissima disinvoltura, un paio di pantaloni che, e cito letteralmente, "Anche Freddy Mercury si sarebbe rifiutato di indossare". Tra l'altro il tipo ci supera sprezzante mentre attendiamo il verde a un semaforo.
Abbiamo lavato l'affronto nel sudore.
Raggiunto l'inguardabile, gli abbiamo fatto mangiare la nostra polvere. Addio ritmi blandi, e tanti saluti a quella che avrebbe dovuto essere solo una breve e rilassante corsetta di riavvicinamento.
Torno a casa con circa 15 chilometri nelle gambe. Gli ultimi 3 ho sentito fastidio, ma appena smetto di correre passa tutto e non ho postumi di alcun tipo.

Arrivato nell'antro domestico, preparo veloce una valigia e parto alla volta dei Monti. Destinazione Courmayeur.

Domenica mattina ore otto e trenta prendo una funivia e tra un fiocco di neve e l'altro provo a fare una discesa in snowboard. Circa otto ore dopo, alle quattro e quaranta del pomeriggio inizio a sentire i primi sintomi della soddisfazione e, in un trionfo di sole e cielo blu cobalto, affronto l'ultima discesa. Le gambe sono rigide, ma l'adduttore sta bene. L'umore è a mille e le paure dell'ultima settimana sono un lontano ricordo.

Questa mattina la sveglia suona alle sette. Mi alzo e inizio a prepararmi per andare in Studio. Poi, improvviso, un lampo. Perché non correre? Cerco qualche obiezione, ma non ne trovo. E allora scarpette, pantaloncini e maglietta magicamente mi appaiono indosso. Esco a bagnarmi il viso di una pioggerellina sterile che nulla può contro il desiderio ritrovato.

L'asfalto scompare sotto la suola delle mie Asics e altri dieci chilometri finiscono nel carniere.

Tre giorni, tre uscite, tre successi. E questo week end, finalmente, salvo ulteriori imprevisti, i trenta chilometri.

giovedì 17 febbraio 2011

Pino

E adesso è ufficiale.
La mia domanda di iscrizione alla Maratona di Roma è stata accettata. Chiaramente, vista la mia naturale propensione a complicare le cose semplici, l'iter è stato particolare.
La procedura, apparentemente, è a prova di stupido. Compili un modulo, fai un bonifico, alleghi un paio di documenti e invii il tutto al comitato organizzatore.
Cristiano mi assicura che a lui la risposta è arrivata nel giro di pochi giorni.
A me è toccato aspettare circa 15 giorni e fare svariate telefonate.
L'ultima merita di essere ricordata. Pochi giorni fa mi arriva una mail con l'avviso che non ho ancora inviato la prova del pagamento della quota di iscrizione. Controllo che il bonifico sia stato fatto, di avere allegato copia dell'esecuzione dell'ordine e poi chiamo il numero del comitato organizzatore.

La prima sorpresa è che ti rispondono nel giro di pochi secondi.
La seconda è che ti risponde una voce cordialissima.
La terza è che la voce è di proprietà di un essere dotato di pazienza e cortesia.

Per farla breve avevo fatto un bonifico per un importo inferiore di due Euro rispetto alla quota. Pirla io. Mea culpa. Distratto avevo fatto male i conti e sbagliato l'importo.
La segretaria dall'altra parte ci pensa su un attimo e poi mi dice "certo che 'ppe dù Euro... che je faccio fà, un altro bonifico? Aspetti un secondino". Sento che confabula con una vicina, chiama "CINZIAAAAAA! AH CINZIA!". Arriva Cinzia "Aoh! C'è sta al telefono un tizio che s'è sbagliato a fare le addizioni, che facciamo?". Parlottano e torna al telefono: "Allora. Facciamo così, mandami una mail in cui scrivi perché ti sei sbagliato, poi, quando vieni a ritirare il pettorale, chiedi di Pino, glie dai 'sti ddù Euro e semo apposto!".
"Chiedo di... Pino? Pino e basta?" 
"Si si, Pino e 'bbasta. Lo conoscono tutti a Pino, nun te preoccupà!".

E chi si preoccupa.

Parliamo un po' di allenamenti.
Negli ultimi due giorni ha piovuto troppo. Non ho corso. La scusa ufficiale è che non volevo infradiciare le scarpe e rovinarle. Mi sembra che regga abbastanza e non è troppo campata per aria.
Da domani mattina si riprende.
E questa domenica vado a correre una mezza maratona. A Vittuone. Il lungo da 30 chilometri è posticipato alla domenica successiva, perché così lo correremo insieme con Cristiano.
So di essere più allenato rispetto a metà gennaio e conto di fare un buon tempo. Il mio record personale sulla mezza maratona è di un'ora e quarantasei minuti. 
Chissà.

venerdì 11 febbraio 2011

Appunti di viaggio /2

Qualche tempo fa, la nostra lettrice mi scriveva di trovare fastidioso il fatto che i link si aprissero nella stessa pagina, e non in una nuova scheda.
Si trattava di una situazione incresciosa, indegna di un blog che volesse andare fiero del proprio nome, alla quale avevo promesso di dare al più presto una svolta.
Ho quindi studiato a fondo la questione e sono entrato nel magico mondo del linguaggio HTML. Avete presente in Matrix il tizio che guarda lo schermo coi numeri che scorrono e dice di "vedere", al di là delle mere combinazioni di numeri binari, il mondo cui essi si riferiscono?
Ecco, non c'entra nulla.
L'HTML è molto più banale. Ma ho scoperto e diffuso agli altri due Sgocciolanti Runners il codice da inserire per l'apertura in nuova scheda dei link.
Ciò non vuol dire che loro lo useranno.

*

Cristiano ha annunciato la partecipazione alla Milano City Marathon a staffetta, per il tramite della Fondazione Pupi, dei tre Runners che scrivono minchiate su questo Blog, insieme a un quarto, che da solo regala prestigio e credibilità al Team.
Nella scelta delle frazioni, a me e Cri sono toccate le due tratte da 12 chilometri. La prima e la terza. Con improvvida nonchalance, senza nemmeno andare a guardare il percorso, ho detto che avrei corso la prima. Via il dente via il dolore.
Tutto normale, salvo che è la tratta più brutta del percorso. Mi rifarò seguendo Nizza in bici. Imparerò a memoria tutte le battute del sergente Hartman  e lo assillerò per tutto il tempo.
Nelle prossime settimane daremo ulteriori notizie e informazioni su questa iniziativa, e su come intendiamo portarla avanti e condividerla con voi che ci leggete con tanta pazienza.

*

Fino a tre settimane fa ospitavo un gatto, che appena ha avuto l'occasione mi ha abbandonato. In questi giorni ospiterò delle cugine romane. Una mia zia si sposa e loro salgono per le libagioni di rito.
Il gatto non ha sporcato, dava poco fastidio e si è adattato alle mie esigenze di Runner in erba. Le cugine so per certo che sono molto disciplinate e ordinate. La zia di Roma è Cerbero sotto mentite spoglie. Spiace solo che ci vedremo pochissimo. Tra domani e domenica correrò per almeno tre o quattro ore.
Un vero peccato.
Forse non potrò partecipare alla tappa Abercrombie della loro gita Meneghina.

*

In questi giorni a Milano si tiene una convention. A livello internazionale è una delle più importanti. All'estero gli addetti ai lavori, di solito, non pagano o pagano pochissimo rispetto ai visitatori. Da noi in Italia no. Pagano come tutti gli altri.
Non sono un addetto ai lavori. Ma la solidarietà è gratuita.
Siccome domani c'è lo sposalizio e domenica i 25 chilometri di corsa, ho deciso che andrò stasera. Quindi stamattina, anzichè dormire beatamente come da programma, ho affrontato nuovamente il freddo e la nebbia. Un'altra oretta di corsa, e questa settimana si sono già accumulati più di trenta chilometri nelle gambe. Uniti ai 25 di domenica danno soddisfazione. Soprattutto se confrontati con i 20 scarsi a settimana di inizio gennaio.
Per chi fosse curioso di sapere di quale convention si tratta, basta cliccare qui: Convention

*

Notizie eterogenee, che da sole non fanno una storia o un racconto nemmeno a pagare uno scrittore bravo. Eppure tutte unite da un unico filo conduttore, un unico centro di gravità intorno al quale, ultimamente, mi sembra ruotare un po' tutto.

La scheggia impazzita è la corsa


mercoledì 9 febbraio 2011

Time is running out

Questo post è stato scritto ieri. Poco prima che venisse pubblicato, Cristiano ha pubblicamente rivelato il progetto della Milano City Marathon a Staffetta. Con grande ritorno di un campione che vuole risollevarsi dalla polvere annesso. Il post che segue, ovviamente, non ne tiene conto. Troppa fatica modificarlo. Questa premessa è strumentale a far capire che vivo su questo pianeta insieme a voi anche io.


Il tempo sta per scadere.
Andando sul sito della Maratona di Roma, in fondo alla pagina si può vedere il conto alla rovescia. Oggi recita 38 giorni.

Non so bene ancora se essere contento o terrorizzato. In fin dei conti si avvicina sempre più il giorno in cui, finalmente, insieme a Cristiano aspetteremo il colpo dello Starter. Eppure l'impresa un po' spaventa. Forse l'espressione giusta è: sono Elettrizzato. Al punto che ieri e oggi ho inanellato due uscite mattutine una in fila all'altra.

Diciamo che decidere di iniziare a scrivere un Blog dedicato alla preparazione dell'evento è stato un po' un gesto alla Cortés. Un qualcosa che rendesse definitivo l'intento e impossibile la ritirata. Ma sì, dai, bruciamo le navi alle nostre spalle per non avere la tentazione di tornare sui nostri passi.

L'avvicinamento ad una Maratona è fatto di tappe. Ognuna ha il suo perché fisiologico e serve a preparare il fisico allo sforzo di correre per 42 chilometri. Piano piano si arriva a correre distanze sempre maggiori, sempre più impegnative.
Impegnative fisicamente, ma anche psicologicamente.

Domenica prossima dovrei affrontare il primo vero lungo del mio allenamento. Sono indietro di circa tre settimane rispetto all'amico Girella, ma conto di colmare il gap quel tanto che basta da arrivare al traguardo lo stesso suo giorno. E per farlo, questo fine settimana è necessario correre per almeno 25 chilometri. Ed il prossimo per almeno 30. Uscite infrasettimanali a parte, ovviamente.

Visto che è questione di Scopi, questo è quello del post di oggi. Si tratta di una sorta di cambiale. Un pagherò.
Domenica correrò per 25 chilometri, e la prossima settimana per 30 chilometri. Tiè! Navi bruciate, si può andare solo avanti.

Cristiano mi ha promesso che sarà al mio fianco durante il lunghissimo da 30 chilometri, a sostenermi con la sua presenza ed il suo aiuto. Aiuto che è anche chimico. Tutte le volte che corriamo assieme, intorno al dodicesimo chilometro, mi rifila qualcosa da prendere. Fosse anche solo una semplicissima zolletta di zucchero. Ma è il gesto che conta.

Ecco un esempio di gesto:






Beh, forse le nostre imprese non saranno così titaniche, ma l'aiuto e l'incoraggiamento non sono diversi.




Tic tac

martedì 8 febbraio 2011

La nuova sfida di Piovono Runners

Prima ce n'era uno e correva da solo.
Poi ne è arrivato un altro, ha cominciato e gli è piaciuto di brutto. Il primo e il secondo insieme hanno dato vita a un blog.
In realtà s'è trattato di un parto gemellare: insieme al blog è nato il terzo runner.
Three is a party, dicevano Andy Warhol e Camilla. Ma non sono ancora una squadra.
Serviva un quarto. Il quarto nasconde una di quelle storie tipicamente cinematografiche. Quelle storie in cui scopri che il vecchio custode della scuola era in realtà un campione, che aveva mollato alle soglie del professionismo per un qualche caso avverso della vita e aveva riposto in soffitta il suo sport e i suoi sogni. Tre ragazzi scoprono per caso la sua storia, vanno da lui, lo pregano di tornare per trascinarli alla vittoria. Lui rifiuta, non vuole riaprire vecchie ferite. Ma qualcosa nel suo cuore s'è riaperto, ormai. Non sono le ferite, ma l'adrenalina della sfida, quel vecchio sapore che lo faceva sentire vivo. I tre insistono, senza di lui non possono farcela. Il quarto tentenna ancora un po'. Si fa lusingare. Sa che deve tornare. E' il momento del comeback. Accetta. Si rimette le scarpe da corsa.
Il primo si chiama Cristiano Girola.
Il secondo è Carlo Soncini.
Il terzo è conosciuto come Nizza. Il nome vero è una mera questione di burocrazia che poco conta.
Il quarto, che poi era davvero il primo di noi che aveva cominciato a correre, all'anagrafe risulta come Matteo Coppola.

Insieme, adesso è ufficiale, correranno la staffetta alla Milano City Marathon, domenica 10 aprile.
Presto vi racconteremo molti altri dettagli di questa futura impresa, alcuni anche davvero importanti. I quattro, infatti, hanno scelto di correre la staffetta per la ONLUS Fondazione Pupi, per dare un senso più completo alla loro impresa.
E al comeback del vecchio custode della scuola...

lunedì 7 febbraio 2011

Teleologismi

"Allora, mi dica sig. Soncini. Lo scopo... qual'è?". Pausa. "Lei cosa vuole. Guarire o correre la Maratona?".

Il soggetto che mi pone la domanda è un ortopedico. Uno piuttosto bravo, ci troviamo all'interno di uno studio associato, specializzato in ortopedia e riabilitazione, all'inizio di via Visconti di Modrone.
Ha l'aspetto giovanile, un po' trasognato, i capelli brizzolati ed è magro e in forma. Sembra anche simpatico e mi guarda con affettuosa indulgenza.

Mi ha appena diagnosticato una "tiltatura delle rotule...cioè.. un inclinazione". Cioè...Posta come neutra, ovvero zero, la normale inclinazione delle rotule, rispetto a tale neutro piano di riferimento le mie rotule sono leggermente inclinate, ruotate. Di quanto non si sa. Potrebbero essere due millimetri, potrebbero essere due centimetri. Ovviamente, per sapere con certezza quanto inclinate, ci vogliono degli esami, e per avere i risultati arriviamo ai primi di marzo.
E la Maratona di Roma, guarda caso, è proprio il 20 di marzo.

Dunque, è solo questione di scopi. Correre la Maratona o camminare ancora a 50 anni? Non sono proprio questi i termini in cui mi è stata messa la questione, ma le due immagini che si contrappongono nella mia mente sono le seguenti.

La prima.
Ho le braccia sollevate al cielo. Il sole filtra attraverso delle aperture semicircolari poste a una ventina di metri d'altezza. Davanti a me un semicerchio rosso in plastica gonfiabile e un cronometro che segna il tempo. C'è anche Cri, mi guarda sorridendo e mi incita a percorrere gli ultimi metri.
Perché ce l'abbiamo fatta. L'abbiamo corsa tutta la maledetta. Abbiamo conquistato Roma e la città ci festeggia.
Siamo dei maratoneti.

La seconda.
Sono seduto su un divano. Uno a caso. Le note caratteristiche sono che è polveroso e la luce filtra attraverso i buchi di una tapparella semi abbassata. Davanti a me ho una televisione accesa e sulla mensola che la sovrasta c'è un inutile premio ricordo di una cazzo di gara che ho voluto fare a tutti i costi.
Sarebbe anche una bella giornata, ma senza cartilagine non si cammina tanto bene.
Meglio rimanere seduti

"Correre la Maratona!"
L'affettuoso ortopedico annuisce e sorride. Mi confessa che "sa, a novembre, ho corso la mia Prima". Anche lui aveva dolori dappertutto e si è fatto di Aulin durante la Maratona. Non sapendolo, risponde a uno dei quesiti che mi ero posto negli ultimi giorni.
"Prendere una o più bustina di Aulin mentre si corre una Maratona è un comportamento letale?"
Lui testimonia di no, molto bene.

Sono strane le associazioni di idee e le immagini che certi episodi, certe frasi, riescono a scatenare. L'affettuoso ortopedico (se fosse un giornalista, sarebbe Severgnini), riesce a riportarmi alla memoria un tizio in canotta. La canotta è nera, traforata in modo da far intravedere la pelle. Ovviamente, davanti al petto villoso oscilla arrogante una croce d'oro.
Fa caldo e di fronte a lui siamo in tre. Con me ci sono Cristiano e Federico. Il luogo in cui ci troviamo: Ibiza. Il tipo che ci sta davanti: quello a cui abbiamo regalato un sacco di soldi per avere biglietti e dritte sulle discoteche. Non riesco a ricordare il nome.
Ma ricordo la domanda che, a noi che gli chiedevamo dove ci fosse la musica migliore, ci rivolse per farci capire che se lui diceva Space, allora doveva essere Space.
"Scusatemi. Ma fatemi capire una cosa. Ma voi tre...vi scopate la musica o vi scopate la figa?".

A volte non c'è possibilità di scelta. A volte è lo scopo che decide tutto, che dà la destinazione finale e decide al posto tuo.

E lo scopo è Roma

domenica 6 febbraio 2011

Bloccaporto

Oggi, domenica 6 febbraio 2011, Carletto e Cristiano hanno corso insieme per la prima volta dall'estate scorsa.

L'evento è memorabile, e ho già ricevuto visita da un agente Treccani che voleva particolari piccanti da pubblicare sulla nota Enciclopedia.
Se storia diverrà, Loro sono già sul pezzo.

16 gradi ed il sole a Febbraio non passano inosservati. Anche i Piovono Runners si sono dati da fare per farsi notare il più possibile, occupando quanta più carreggiata riuscivano. Cri era vestito da Calimero travestito da spermatozoo, con inserti Fluo per attirare le falene. Io sfoggiavo una mise ultraderente che metteva in risalto le mie curve.

Dicevo che l'evento merita menzione. Sembra strano, ma correre insieme una mezza maratona o una maratona, spesso, significa solo salutarsi alla partenza e rivedersi all'arrivo. Oggi invece ci siamo fatti compagnia e chiacchierato per un paio d'ore, mentre accumulavamo chilometri nelle gambe.

Premettiamo subito che Cri è arrivato sotto casa mia con già 5 chilometri buoni nelle gambe, e che, a un certo punto, gli ho tolto le briglie ed è scattato verso gli ultimi dieci chilometri del suo lungo da 32.
Però circa 18 li abbiamo corsi assieme.

Il giro ci ha visto partire da Piazza Piemonte, transitare in piazzale Zavattari, scivolare affianco al Lido e approdare alla Montagnetta di San Siro, o Monte Stella. O come cavolo volete chiamarla. Gran Giornata, frotte di runners, l'abbiamo circumnavigata un paio di volte e poi fatto vela verso il Parco di Trenno. Da qui siamo andati al bosco in città, un giretto nelle campagne e intrapreso la strada del ritorno.

Di nuovo Parco di Trenno, siamo passati sotto l'ombra dello Stadio di San Siro, e poi da lì verso casa. Avevamo corso assieme quasi 18 chilometri a buon ritmo e le mie gambe iniziavano a protestare. Così ho lasciato che Cri prendesse il largo e sono tornato a passo tranquillo verso casa.

Il blocco del traffico è una buona cosa, ma non si è realizzata la piena riappropriazione del contesto urbano che mi ero immaginato. Tra veicoli autorizzati, trasgressori e semplici sventati che credevano di essere finiti in una candid camera, non si poteva certo andare in giro con la testa fra le nuvole.

Sono contento perché le ginocchia mi hanno retto per tutto il tempo, senza fare male. L'allenamento pare che stia iniziando a dare i suoi buoni frutti. Rimane domani l'appuntamento dall'ortopedico per capire cos'abbia il ginocchio sinistro, che, per non saper né leggere né scrivere, stasera si è bloccato.

P.s. domani grosse novità!

mercoledì 2 febbraio 2011

Alla rinfusa

Temo sempre il momento in cui decido di comprare qualcosa di veramente tecnico che riguarda le mie piccole distrazioni. Non riesco mai a capire se è l'evoluzione in passione dei miei hobbies, oppure il punto di massima altezza del mio interesse.
Così è stato quando ho comprato la tavola da snow la prima volta. Oppure quando ho acquistato l'abbonamento per la palestra anni fa. Lo stesso sentimento di lieve ansia mi è venuto anche quando ho comprato, a metà giugno dello scorso anno, il GPS.
Tra l'altro l'acquisto rivela quanto dilettantistico e poco meditato sia il mio approccio a qualsiasi cosa.
Non ho comprato, prima, le scarpe nuove, le magliette tecniche, o cose che potessero migliorare fisicamente la mia corsa. Sono passato direttamente all'oggetto dei desideri più figo, ma anche quello meno facile da riciclare se passa lo slancio.
Poi, a metà settembre, poco prima della Mezza Maratona di Monza, ho comprato tre magliettine tecniche.
Praticamente ho passato l'estate a infradiciare inutilmente magliette di cotone, ma in compenso sapevo esattamente quanti chilometri correvo e in quanti minuti completavo ogni chilometro. Poi, a settembre, ho comprato le magliette. Il primo oggetto veramente utile.
Ma il motivo è stato che non volevo correre la mezza maratona con l'aspetto del primo pirla che passa.
Corsa la mezza maratona sono passato all'acquisto delle scarpe da running nuove, da lì sono passato al gilerino smanicato semiimpermeabile per quando piove, e ai pantaloncini ultraderenti corti. Poi ho smesso di correre. Sino a fine dicembre.
Adesso ho riiniziato a correre da un mese.
Ho già acquistato due magliette tecniche per il freddo, dei pantaloncini aderenti che arrivano sotto il ginocchio, chili di creme e pomate, una fascia per le orecchie, e sono stato tentato da dei guantini veramente fighissimi.
Nel frattempo un'altra mezza maratona è finita alle spalle.
Ora ho puntato delle calze studiate apposta per il running.
Ogni tanto mi chiedo se non continuo a correre per sentirmi legittimato a fare questi acquisti. Per indossare, senza sentirmi un cretino, tutte questi oggettini tecnologicamente avanzati, studiati apposta per chi pratica a discreto livello uno sport.
Che, poi, discreto è un parolone. Più che altro arranco. Eppure ieri sera con Cristiano ci scambiavamo compiaciuti le nostre sensazioni muscolari per confrontare i reciproci progressi.
E se Cristiano avesse deciso di praticare lo sci di fondo? O la pelota? Ecco, la pelota mi ha sempre affascinato. Quella sorta di protesi ricurva che usano per lanciare la palla, prima o poi, la voglio provare.
Tra sabato e domenica devo piazzare un lungo di almeno una 20na di chilometri. Mi è stato proposto di andare a correre la Mezza Maratona delle due Perle. Tra Santa Margherita e Portofino.
Ci sto pensando.

martedì 25 gennaio 2011

Don't try this at home

Inizio con una constatazione di cui vi prego di assaporare bene il significato. Non abbiate fretta di tirare conclusioni. Avrete tutto il tempo, riflettendoci, di arrivare in fondo al post:
Se corri per un'ora e mezza, hai faticato per un'ora e mezza. Se corri per due ore e dieci minuti, hai faticato per due ore e dieci minuti.
Anche Nizza, prima o poi, riuscirà a correre per più di un'ora. Ma riuscirà mai a farlo per più di due?
*
Mentre le conseguenze di quanto avete appena letto piano piano si fanno strada, ecco il resoconto, piuttosto verosimile, di quanto accaduto durante la Mezza maratona di San Gaudienzo.

Non so a che ora si siano svegliati gli altri infelici, ma l'appuntamento era sotto casa mia, quindi per me sveglia cinque minuti prima. Sette e dieci.
Per caso fortuito avevo il telefono acceso, e ho sentito arrivare il messaggio. Era Valerio che mi chiedeva quale fosse il numero civico. Per un attimo non capisco, poi ricordo. Gli avevo dato appuntamento alle sette. Per rassicurarlo sul fatto che saremmo arrivati puntuali. Tranquillo Valerio, ora sai che eri in una botte di ferro.
Mezzo secondo dopo citofona e in un lampo è in casa.
Lo devo ringraziare. Per aver finto di essere di fronte ad un essere umano e non ad un troglodita. Credo, nel vano tentativo di mascherare il fatto di essermi appena svegliato, di aver rivolto pìù domande stupide a lui, in 5 minuti, che a chiunque altro in tutta la mia vita. Il che, francamente, significa veramente tante.

Comunque. Arriva Cristiano e scendiamo. C'è anche Gianluca. Baci, abbracci, un paio di lacrimuccie e saliamo in macchina. Checché ne dica Cri, non ho ricordi del viaggio di andata. Anzi, si. Un ricordo ce l'ho. Il termometro della macchina che segna -4,5 gradi centigradi.

Un breve excursus sul clima è d'obbligo
.
Il motivo è oscuro e tale è destinato, per fortuna, a rimanere. Ma credevo di andare incontro a una  giornata primaverile ed in mezzo a verdi campi fioriti. Scoprire che, con decisa probabilità, non sarebbe stato così, mi ha causato un forte trauma. Illuso, ho pronosticato che il Sole avrebbe scacciato il gelo. Come Aran Banjo inneggiavo al sole e alla sua infinita potenza. E questo è il ringraziamento, all'arrivo nella ridente Casalbeltrame, che ci ha riservato l'astro nascente:
La fulgida alba di Casalbeltrame (guardare solo
attraverso un vetro fumè)
Non sarebbe riuscito a scaldare qualcosa nemmeno se aiutato con un asciugacapelli.
Praticamente, ha fatto fatica a rimanere impressionato nella foto.
Impressionati, invece, e piacevolmente, eravamo noi, quattro moschettieri della corsa. Innanzitutto dal freddo, ovviamente. E poi dall'organizzazione, molto curata, della manifestazione.
Non sono ironico. Casalbeltrame ci ha regalato il piacere di un palazzetto dello sport riscaldato, di un ritiro pettorali diviso per fasce numeriche e di un servizio massaggio pre gara gratuito.
Nessuno di noi ne ha usufruito, ma la seconda coppia di massaggiatrici sulla sinistra di questa foto ha attirato i complimenti di tutti. Per onestà intellettuale, devo dire che ne abbiamo anche tratto buoni auspici sul nostro stato di forma: "Certo che, se alle otto del mattino, con meno 5 gradi, e la prospettiva di correre 21 chilometri, riusciamo a pensare alla f...".

A questo punto ho infastidito l'amico Cri con domande su cosa, secondo lui, fosse meglio indossare . Se maglietta a manica lunga sotto e manica lunga sopra. Se maglietta a manica corta sotto e manica lunga sopra. Se manica lunga sotto e manica corta sopra. Lui, accondiscendente, mi segue solo vagamente interessato, ma poi consiglia per il meglio.

Stretching, corsetta di riscaldamento, visione del cimitero, e ci ritroviamo in fila a due passi dalla partenza. Al passaggio sotto l'arco gonfiabile, sento le note della sound track di Rocky. Mi gaso tantissimo e inizio a correre.
Per un po' ho intravisto Cristiano e Gianluca davanti a me. Cri, un paio di volte, ha girato a destra e sinistra la testa, cercandomi. Ovviamente, non mi ha trovato. Personalmente, cercavo di capire con chi avrei corso la mia mezza. Sapevo che per i primi due o tre chilometri, trascinato dalla corrente, avrei corso ad un ritmo superiore al mio.
La massa che corre una di queste gare è al suo interno fluida. I gruppi di corridori si dividono piano piano per velocità medie. Scivolano lentamente uno sull'altro, fino a che le posizioni si assestano. Attendevo con fiducia di incontrare il mio gruppetto di riferimento.

A un certo punto ho raggiunto un tizio con un palloncino. Sulla maglietta aveva scritto: "seguimi se vuoi correre a 4'15" al chilometro". Ho pensato che qualcosa non andava bene. E ho chiesto a un tipo, al mio fianco, se fosse vero. Quello è sbottato a ridere.
Per un po' ho corso con lui. Da dietro, intanto, ci raggiunge un altro tizio con  palloncino. Questo nuovo palloncinato sostiene di correre a 5' al chilometro. Chiedo  conferma, e il tizio che ride  mi dice che probabilmente è così. Siamo al Quinto chilometro, il suo cronometro segna quasi 26 minuti ed il secondo palloncino piano piano ci stacca.
Mi sento un figo. Non ho dolori, il fiato è a posto, non faccio troppa fatica e il ritmo è buonissimo.

Piano piano scorro indietro. Altri corridori mi sorpassano. Il tizio che ride è avanti. Lo vedo per circa una mezz'ora ancora, prima che la distanza fra noi lo nasconda alla vista. Ogni tanto mi attacco alla scia di qualcuno. Arrivo abbastanza in scioltezza sino al decimo chilometro. Sono contento, corro e non fatico. La prima metà gara è andata in meno di un'ora. Dentro di me proietto tempi e faccio previsioni.

Lo stato di grazia è durato fino al dodicesimo chilometro. Poi il crollo. Il dolore ha iniziato a farsi strada piano piano. La sensazione era quella di avere due bulloni esagonali ai due lati delle ginocchia. Due bulloni che piano piano si stringevano. Ogni volta piegare le ginocchia richiedeva un piccolo sforzo in più, come per vincere un'inerzia crescente. E ogni volta faceva un poco più male.

Sino a quando, al quattordicesimo chilometro, non ce l'ho più fatta. Ho iniziato a camminare. Da qua in avanti è stato un alternarsi di corsa e cammino, cammino e corsa. Un po' camminavo, passava il dolore. Ricominciavo a correre, e poi, di nuovo, dovevo camminare. La corsa è diventata solitaria, non riuscivo più a stare con nessuno e il freddo iniziava a farsi strada.

Ai punti di ristoro facevo due chiacchiere, bevevo il the caldo, mangiavo due fettine di arancia, e poi riiniziavo ad avanzare.
Ho capito che tutto stava andando a rotoli quando sono stato superato da uno zoppo. Non è per cattiveria, ma se mentre corri ti supera uno che zoppica vistosamente, qualcosa che non va c'è. La mazzata finale me l'ha data un tizio che mi ha superato camminando.

Al ponte su cui Cristiano ha umiliato Linus è accaduto il seguente episodio. Una tizia, che aveva già superato l'ostacolo, guarda verso l'alto e grida "Dai scavalca, che tanto siamo ultimi, a chi vuoi che gliene freghi, avanti!". Come le sia venuto che potessi avere la forza di scavalcare un guard rail...

La nota positiva è che tutti ti incitano. Quelli arrivati prima di te sanno cosa stai passando e ti sostengono. I personaggi ai punti di ristoro ti incoraggiano, ti dicono che ce l'hai quasi fatta. Quelli che non sanno che fare la domenica mattina ti battono le mani. Quelli che corrono con te e ti superano, ti dicono che ce la puoi fare. Si tratta di un lato umano e bello.

Non so bene come, ma alla fine il traguardo l'ho raggiunto. Ho avuto anche la presenza di spirito di esultare per il fotografo.
Cristiano ha descritto come meglio non si può la determinata voracità con cui mi sono cibato dopo l'arrivo. D'altronde, mi studia con affettuosa curiosità da anni. E prima di partire ho fatto un terzo giro di cibo.
Valerio, con cui farò parlare l'ufficio affari legali per una questione irrisolta di royalties, mi ha rifornito di crema all'Arnica e Gianluca ha anche avuto il coraggio di dirmi che due ore e undici non è male come tempo.

Si si, peccato solo che loro non abbiano ancora le due ore nelle gambe.
Ci saremmo divertiti molto di più.