mercoledì 30 maggio 2012

Il Barbapapà Rosa

Premessa
Sì, lo so questo post sarebbe dovuto uscire un mese e mezzo fa. Non è successo. Ci sono tante ragioni dietro la non uscita. Una, forse, vale più delle altre: sono a Singapore. Per molti la notizia non è una notizia. Per quelli per i quali è una notizia... ma come?!? Se ho pubblicato per giorni, su twitter, i miei pasti ad Adam's Court?!??!?
La mancata uscita di questo post ha creato un tappo. Avrei voluto raccontare le corse di Singapore. Non sono state tantissime, qualcuna però meritava. Tipo la Salomon Trail da 14km, dove ne ho corso 17 perché il cinese davanti a me si è perso (gli ho detto "stu spacchiu i cinisi", non so se ha capito il significato). Adesso il post è uscito, aspettatevi racconti di corse estremamente orientali.
Vabbuò v'ho fatto perdere già abbastanza tempo.

Ogni blog che si rispetti dovrebbe avere un post con il Barbapapà Rosa per titolo.

Ora, anche Piovono Runners ce l'ha.

La maratona di Milano

E' cominciato tutto per caso, come nelle migliori storie sentimentali di Top Girl.

Corbellerie! Tutto è stato programmato. Scientificamente.

Volevo correre sotto le 3 ore la maratona di Milano. Volevo raccogliere almeno 2.000 euro per la Fondazione De Marchi.

Se non avete la memoria di un elefante con l'alzheimer qualcosa ricorderete. Intendo qualcosa di ciò che è successo tra il 19 febbraio 2012 e il 15 aprile 2012. Non ricordate più nulla? Gli appuntamenti con la Storia? La cena con Roberto (aka Settore)? Le ripetute in gara? Le lezioni su come preparare la maratona? Tutto dimenticato? Per fortuna c'è l'etichetta "Di Corsa per la De Marchi".

Dicevo. Tutto programmato. Tutto scientifico, per correre sotto le 3 ore. Poi Giove ha scaricato acqua a secchiate su Milano.

(nella foto: un esempio di maratoneta aerodinamico)
Avevo fatto due promesse qualche giorno prima della gara.
- Se avessimo raggiunto quota 2.000 euro per la Fondazione De Marchi, avrei corso gli ultimi 100 metri a piedi nudi.
- Se avessimo raggiunto quota 2.300 euro per la Fondazione De Marchi, avrei corso tutta la maratona con le orecchie di Topolino.

Il 14 aprile 2012, la pagina di Rete del Dono (questa http://www.retedeldono.it/initiatives/view/di-corsa-per-la-de-marchi) segnava 2.320 euro.

Obbiettivi raggiunti, promessa da mantenere.

Il 15 aprile 2012, domenica, la sveglia suona alle 5.20. Come nelle migliori famiglie di serial killer e deviati mentali. Incredibilmente la mia dolce compagna non mi manda a quel paese (ci sarei andato di lì a poco da solo). Anche lei è agitata, anche se dissimula. Certamente dissimula meglio di me.
(nella foto: un tentativo di sorriso)
La sua presenza è rassicurante. A tratti dimentico che per tutta la notte non ha fatto che piovere. Che Milano è una pozza unica di acqua gelida. Che bisogna urlare perché lo scroscio della pioggia copre ogni suono.
(nella foto: il sogno di tutti i bambini. DreamWorks e Disney stanno insieme)
Non siamo soli. Oltre 4.000 maratoneti sfidano il gelo e l'acqua incessante di Milano. Tra questi, ovviamente, non possono mancare i Podisti da Marte e i Gazzetta Runners Club.
(nella foto: una piccola selezione di entrambi)
Era bello stare insieme agli amici Marziani e GRC. Non lo dico perché mi mancano adesso, a Singapore. Era bello stare con loro lì, in quel momento. Eravamo all'asciutto, mentre fuori diluviava.

[l'ho detto abbastanza spesso che pioveva. No? Allora lo ripeto qualche altra volta]

Ma non si può stare sempre insieme. La raccolta fondi per la De Marchi mi ha insegnato ancora una volta che la maratona non è un'esperienza individuale (se ne parla qui e qui). Tranne che nei 42km e 195m, quelli li corri con le tue gambe.

Usciamo, finalmente, a prendere aria.

La dolce compagna aspetta all'asciutto, un'ora dopo sarebbero partite le staffette Piovono Runners 2 e Piovono Runners 3.
(nella foto: tre atlete serissime)
La partenza è eccessiva. Sto bene, parto dal secondo blocco. Mi sento sicuro. Niente mi può fermare. Parto veloce. Troppo veloce. Non me ne accorgo, e sono contento. La pioggia mi scivola addosso come fosse ... pioggia [oh, mentre scrivo è l'1.20 a Singapore, domani mi alzo alle 5.50 che vado a correre con un collega che poi alle 8.15 abbiamo lezione per 3 ore. Scusate, ma qualche similitudine non mi riesce].

Non sono solo. Incontro subito due maratoneti gialli (per comodità li chiamerò "Franco" e "Ciccio"). Si assomigliano, forse sono fratelli. Solo che Franco ha un personale di 2 ore e 40. Ciccio di 3 ore e qualcosa. Franco sta portando Ciccio al traguardo sotto le 3 ore.

Ringrazio il cielo, che mi ricambia con ancora più pioggia. Mi aggrego a loro, penso. Terranno il ritmo esatto per stare sotto le 3 ore, penso. Non esagereranno con la velocità all'inizio, penso.

Parlo con Franco. Gli spiego perché indosso le orecchie di Topolino. Lo convinco a raccogliere fondi per la prossima maratona (poi dicono che i maratoneti sono perditempo). In tutto questo parlare (poco, in realtà) Ciccio non apre mai bocca. Penso che sia semplicemente concentrato sulla gara. No, non è quello.

La tragedia si manifesta intorno al 5° km. Ciccio ha bisogno di concentrarsi da un'altra parte. Resto solo.

Solo. Senza guida. Sotto la pioggia. Sono 7 km che corro e non sento nessuna fatica, nessun affanno. Tengo il ritmo giusto, penso.

Troppo veloce. Chissenefrega, se riesco a tenerlo vuol dire che posso farlo, penso. 6 maratone e ancora non ho imparato come dosare lo sforzo.

Il ritmo in realtà non è neanche troppo alto, in termini assoluti. E' il ritmo che avrei voluto tenere, che avevo pensato di tenere. Se non fosse piovuto.
(nella foto: Topolino e la maratona di Milano)
Fin qui il tono di questo post è troppo dimesso. Cambiamo registro.

Immaginate di correre in una città pressoché deserta. Immaginate di correre attorniato da altre persone. Immaginate di incontrare di tanto in tanto qualcuno per strada. Due, tre passanti. Magari un bambino col genitore. O magari un gruppetto di 5/6 persone.

Immaginate di essere in un giorno molto importante. Un giorno preparato per mesi. Immaginate che siete contenti. Perché siete contenti, state andando bene, piove-ma-chi-se-ne-frega, tenete alla perfezione il ritmo per arrivare al traguardo in 2 ore e 57 minuti, tre minuti sotto il vostro obbiettivo.

Come potrebbe migliorare la giornata? No, non è possibile eliminare la pioggia.

I bambini. I passanti. Le anziane signore. "Topolino!", "Mickey!!". "Forza Topolino!!".

Tifano. Urlano. Piove anche per loro, che credete. Piove ma sorridono lo stesso. E hanno voglia di urlare. Di incitare. Di incitare te.

Stavo per scrivere il mio nome sulla maglietta, così magari qualcuno lo urlava per sostenermi. Che errore sarebbe stato. Io ero Topolino. Sostenevano Topolino.


Ok, torniamo al tono dimesso.

Arriva il 30° km. Fin qui mi sono comportato bene. Fin qui. Capisco che non posso tenere quel ritmo. E' facile capirlo: sto rallentando e non c'è nulla che possa fare per impedirlo.

Le nuvole del cielo entrano nella mia testa. Il sole asciuga il corpo, ma tutta quella pioggia asciuga l'animo. Il 32° km, la mia nemesi. Il dolore arriva, come sempre. Sempre mi sono fermato al 32° km. Stringo i denti, rallento, ma resisto. Penso positivo. Tocco le orecchie di Topolino, penso agli amici che hanno sostenuto quella corsa. Questa volta no. Questa volta non mi fermo.

Resisto e supero il 32° km. Ho perso 40 secondi, ma il margine è alto. Posso farcela. Ma non mi toglierò le scarpe e le calze. E' deciso. Se va bene arriverò in 2 ore 58 minuti e qualcosa. Non posso rischiare di non arrivare in tempo. Farò ammenda, chiederò scusa ai lettori di Piovono Runners. Farò un'altra donazione alla De Marchi.

I chilometri passano. Il dolore torna al 35° e al 38° km. Rallento ma non mi fermo. Il margine è sempre più ridotto. Ma ce la posso fare.
(nella foto: orecchie basse, ma bisogna sorridere)
39° km, quasi 40°, mi sento chiamare da dietro: "Topolino!". Franco e Ciccio. "Attaccati a noi, che ci stiamo sotto le 3 ore". Franco e Ciccio sono in progressione. Una sublime progressione. Mi attacco a loro e sento che posso farcela.

Li lascio andare a metà del 40° km.

41° km, se corro l'ultimo tratto in 4 minuti e 40 secondi sto sotto le 3 ore. Mancano 1 chilometro e 195 metri. All'inizio della maratona avevo corso anche a un ritmo più veloce di quello che servirebbe.

Le energie residue bastano a portarmi all'arrivo a un ritmo per me decoroso. Sono stanco. E' piovuto tutto il tempo. Il sogno di correre sotto le 3 ore mi è pesato troppo in questi ultimi chilometri.

I sogni non dovrebbero essere pesanti. Lo lascio andare. Torno a sorridere, sul serio. Posso mantenere la promessa.

Abbiamo raccolto 2.320 euro per la Fondazione De Marchi. Ho corso ininterrottamente per 41 km, sotto la pioggia. Ogni bambino lungo il percorso ha sorriso al passaggio di Topolino. C'è sogno più bello di questo?

Sventolo la bandiera dei Podisti da Marte e urlo la mia gioia. Mancano 500 metri al traguardo e le gambe volano.

400

300

200

100

Mi fermo.


Volo. Retrocorro. Taglio il traguardo.

3 ore 1 minuto 4 secondi

Tempo personale migliorato di 4 minuti e 39 secondi.

Contento?

Di più.


Epilogo

Dopo la maratona sono arrivate altre donazioni su questa pagina:
http://www.retedeldono.it/initiatives/view/di-corsa-per-la-de-marchi
Il totale raccolto per la Fondazione De Marchi è 2.491 euro. Ho visto che è ancora possibile donare, se non l'hai ancora fatto sei ancora in tempo.

Il 27 aprile sono andato a Lugano, a raccontare ai bambini delle elementari questa storia.

Il 2 maggio sono partito per Singapore.

Il 7 maggio sono stato premiato in contumacia come terzo miglior fundraiser maratoneta e come miglior fundraiser under 30. Qui i premiati.

Il 9 maggio è uscito questo video:

Ah, dimenticavo. Il Barbapapà Rosa.


E' il regalo dei bambini della De Marchi. Grazie.


mercoledì 18 aprile 2012

Maratona di Milano 2012: la staffetta Piovono Runners 1 (con foto)

Ci sono storie che i numeri descrivono meglio delle parole.
C'era un tizio che correva la mattina al Parco delle Basiliche, perchè non riusciva a dormire: ero io.
Ce n'era un altro che aveva una straordinaria capacità di appassionarsi alle novità e di andare oltre ai propri acciacchi fisici, ed era un grande amico del primo tizio: era Carlo.
I due tizi si sono inventati Piovono Runners, una sera di gennaio del 2011, perchè avevano deciso di correre insieme la loro prima maratona.
I tizi sono diventati tre. Ne è arrivato uno, Nizza, che di chilometri ne ha poi percorsi pochi, ma che ci ha sempre supportato e ha creato il nostro logo. Mica roba da poco.
Il quarto è Matteo che ha trovato una sua collocazione ben precisa nel gruppo: è lo sprinter, in un gruppo di fondisti. Il cecchino in un reparto di fanteria. Lo chef che impiatta le preparazioni gastronomiche e le presenta in sala. Il finisseur delle nostre staffette.
Il quinto e il sesto di chiamano Gianluca e Valerio. Sono il nostro fiore all'occhiello. Quelli bravi. Quelli magri. Quelli che la corsa, per loro, è una roba seria. Anche quando corrono con le orecchie di Topolino.
Poi ne sono arrivati tanti altri, attirati dalla forza centripeta e appassionata del running, che li ha aggregati un po' per amicizia, un po' per curiosità e un po' per caso attorno al piccolo nucleo di Piovono Runners: persone come Alessandro, Luca, Riccardo. E tanti altri. Talmente tanti che non li conosco nemmeno tutti di persona.
E mi fermo qui, ma ce ne sono ancora altri che periodicamente incrociano le loro orbite podistiche con la nostra, anche solo per venire ai nostri aperitivi e contribuire alle nostre raccolte di beneficenza.

Domenica eravamo in diciassette (sarà per questo che ha diluviato?). Un maratoneta e sedici staffettisti, a comporre quattro squadre Piovono Runners. Uno spettacolo e un piccolo orgoglio, per noi che poco più di un anno fa eravamo in due.

Ancora numeri, ecco il riassunto della performance delle quattro staffette Piovono Runners:

Io vi racconterò le vicende della squadra Piovono Runners 1, quella che ho orgogliosamente capitanato.
Ecco i nostri parziali:
Per rendere l'idea del valore del piazzamento, le staffette iscritte erano circa 2200, quelle arrivate quasi 2000
In prima base c'era Luca. Luca ha giocato nella frazione Champion's League, la prima nonché la più lunga e quella in cui tutte le squadre avevano schierato i propri top runner, per incamerare vantaggio e minuti. Il nostro si è difeso alla grandissima, nonostante l'attesa per la partenza ritardata, sotto quella pioggerellina gelida che indurisce i muscoli.
Non so bene cosa abbia combinato in quei 13km, magari ce lo racconterà lui. So solo che è riuscito a prendersi a male parole con un'automobilista nonostante si corresse in una domenica di blocco del traffico. E so di averlo visto arrivare al cambio con me in uno stato che fondeva l'epica sacrificale di un Dorando Pietri con l'entusiasmo folle ci uno che entra alla sede delle Sisal sventolando il tagliando vincente del Superenalotto: mi è arrivato incontro, nella calca da tappone di montagna del Tour de France che caratterizzava il punto di cambio, con il braccio alto e la mano stretta attorno al braccialetto con chip che faceva da testimone, sputazzando le ultime energie.
Ho raccolto il suo testimone, ho provato a schiaffeggiarlo (in realtà era un tentativo di abbraccio e di saluto, ma tra due corpi in movimento e resi viscidi dalla pioggia, non è facile) e sono partito. I primi 3-400 metri li ho spesi a urlare alla gente di spostarsi. Ho anche spintonato un paio di quelli che soffocavano il passaggio ai runner con l'arroganza di quello che sa che tanto non l'avrebbero inseguito. Ho intravisto James, futuro staffettista in pectore di Piovono Runners (James, preparati!) e ci siamo scambiati qualche urlo, questa volta amichevole. Uscito dalla calca mi sono strappato di dosso il sacchetto della spazzatura che avevo indossato tipo saio (sì, i runner fanno anche ste robe, oltre che spalmarsi la vaselina e pisciare ovunque: è giusto che lo sappiate) per proteggermi dalla pioggia, con una foga da Incredibile Hulk. La pioggia continuava incessante, ma per me, allergico, è stata quasi un vantaggio: l'anno scorso avevo patito da morire la giornata calda e affollata di pollini che aveva caratterizzato la staffetta. Ho fatto anch'io un po' di polemica (siamo una squadra di persone che hanno bisogno di sfogarsi) con i vigili agli incroci che, lodevolmente, fermavano le macchine per farci passare. Peccato che, piccolo dettaglio, le macchine quel giorno non avrebbero nemmeno dovuto esserci, visto che c'era il blocco. Vabbè.
Ho corso come un ossesso fino ad accasciarmi ai Bastioni di Porta Venezia. Prima di accasciarmi sono riuscito a gesticolare in maniera inconsulta come aveva fatto Luca con me, ho trovato Riccardo e gli ho passato il testimone. Il nostro ragazzone biondo è partito mentre io, per l'appunto, mi sono accasciato.
Dopo qualche secondo ho recuperato la vista e ho trovato la Bionda, che mi ha immortalato così, umido e felice. O inebetito, fate voi:
Il cronometro segnava un ottima media di 4'31'' al km, per quasi 10,5 km corsi. Mi sono lanciato in un'analisi comparativa entusiastica sul valore del mio ritmo rispetto alla staffetta dell'anno prima e alla Maratona di Treviso di quest'anno, cercando di spiegarlo alla Bionda che mi assecondava con il sorriso bonario di un primario di psichiatria e intanto mi spingeva lentamente verso la Metro. Perché, si sa, lo spettatore gradisce un po' meno del runner fradicio l'indugiare a discutere di running sotto un diluvio universale. Chissà perché.
Mi cambio nella pensilina della Metro, sempre per la serie che il brutalismo della corsa fa sparire qualsiasi inibizione sociale.
Arriviamo a Sant'Agostino, teatro del terzo e ultimo cambio.
Qui troviamo nell'ordine:
1) un sereno Andrea in attesa, da circa sette ore per sicurezza, del cambio della sua staffetta aziendale. Stava sviluppando le branchie e le squame ormai, ma dalla foto non sivede, purtroppo:
2) Uno stilosissimo Matteo Jamiroquai Coppola in compagnia di un'improvvisatissima Manuela (la quarta staffettista della squadra Piovono Runners 2):
Se ve lo state chiedendo, sì, io rompo i coglioni con la mia presenza in quasi tutte le foto
3) Un Riccardo che arriva e sorride entusiasta. Un po' per la sua performance (stellare, come potete vedere dalla seconda tabella di cui sopra), ma soprattutto perchè non ha ancora visto la zona del recupero sacche.

Qua già si nota un po' più di mestizia, nell'avvicinarsi al girone infernale delle borse:
E qui una parentesi critica va aperta: la gestione della riconsegna delle sacche è stata penosa, scandalosamente penosa. Caos totale, sacche buttate per terra alla rinfusa, la pioggia che cancellava i numeri che avrebbero dovuto distinguerle le une dalle altre, pochissimi addetti disperati che no riuscivano ad arginare il delirio, gente che ci ha messo mezzore se non ore a ritrovare la propria sacca.
E non solo a Sant'Agostino, ma in tutti e tre i punti di cambio.
Voto 2 all'organizzazione per questo disservizio (e non parliamo di una questione marginale nella gestione complessiva di un evento podisitico...)

Molliamo Riccardo alla sua disperazione e ci fiondiamo sull'arrivo a beccare Matteo. Il quale quest'anno punta sulla precisione, più che sulla velocità: eguaglia praticamente il tempo fatto da Riccardo. Un cecchino, s'era detto. E un cecchino deve essere preciso. Certo, nel tempo in cui Matteo ha corso 8 km, Riccardo ne ha fatti 11, ma queste sono malignità gratuite che allignano nell'occhio di chi legge. Io non l'ho detto.
All'arrivo lo ritroviamo. E' meno stiloso che alla partenza, ma ha la medaglia, cazzo:

Nel frattempo era arrivato anche Luca, dopo aver picchiato e derubato del giubbotto un operaio Anas.

Ma la cosa più interessante, scusate, è che all'arrivo distribuivano birra gratis.
Roba che ti vien da dire chissenefrega, del disservizio delle sacche.
Ecco due runner seri, ma seri davvero:
Io, Luca e il nuovo Gatorade gusto luppolo
La gloria si celebra con birra, medaglie al collo, amici. E le hostess fornite dallo sponsor, Homa Sport...
La Bionda è dietro la macchina fotografica, vigile
Sponsor che oltre alle hostess ci ha fornito pure le magliette (e le creme per i massaggi pre e post gara, che poi sono quello che produce, a parte le hostess)
http://www.homasport.com/ in home page un primo piano di  Matteo alla partenza della sua frazione, imperdibile
Fase dei ringraziamenti: ai ragazzi della mia staffetta, Luca, Riccardo e Matteo, autori di una performance sopra ogni aspettativa. A quelli di Piovono Runners 4, Gianluca, Ale, capitan Carlo e Manuela, che hanno tenuto anche loro alta la doppia bandiera di Piovono Runners e Fondazione Pupi. A Valerio, che oltre a sciorinare una performance da paura sulla maratona, ha iscritto altre due staffette con il nostro nome, ha fatto un fund raising eccezionale per la Fondazione De Marchi ed è pure arrivato al traguardo a piedi nudi.
A tutti quelli che c'erano al Botinero per il nostro aperitivo di raccolta fondi e hanno generosamente e alcolicamente contribuito ad una buona causa. A tutti quelli che al Botinero sono tornati domenica pomeriggio, per fare il brunch post gara con noi. A Nizza e Federica, che hanno sfidato il diluvio per venirci a vedere al traguardo. A Mario e tutti quelli di Homa Sport.
E alla Bionda, che sopporta e supporta, sempre.

Alla prossima, Piovono Runners.

sabato 14 aprile 2012

Come preparare al meglio una maratona - P. 3 (Milano-Marte-Milano)

Buongiorno ragazze e ragazzi.

Bentornate e bentornati al corso su come preparare al meglio una maratona.

Il corso si compone di tre lezioni. Se avete perso la prima e la seconda lezione, potete rileggerne gli appunti qui e qui.

Ma passiamo, senza ulteriore indugio, a trattare l'argomento di oggi.

Fartlek


Dissipiamo subito ogni dubbio o possibile battuta infantile. Il fartlek non è una scorreggia. Il termine fartlek viene dallo svedese e vuol dire esattamente "Fartlek". Così almeno ci dice google translate: http://translate.google.it/#sv|it|fartlek

Wikipedia invece ci spiega che fartlek in svedese vuol dire "gioco di velocità". Prendiamo per buona quest'ultima traduzione che sennò tutto il senso di questo post scompare.

(Il fatto che google translate traduca "gioco di velocità" in "omgång hastighet" non facilita le cose)

Sempre secondo wikipedia (a questo punto ci si deve fidare per forza di lei) il fartlek fu inventato da un allenatore svedese. Lo scopo del fartlek è di stimolare il sistema aerobico e anaerobico: resistenza, e velocità. Nel fartlek l'atleta alterna tratti velocissimi a tratti veloci. Delle ripetute un po' più allegre insomma.

Forse la differenza più importante rispetto alle ripetute sta proprio nel recupero. Nelle ripetute il recupero può essere a un'andatura lenta. Nel fartlek il recupero deve essere a ritmo sostenuto.

Per capire meglio che cosa NON è il fartlek vi racconterò una storia.

Il 24 marzo 2012, un sabato mattina, un giovane podista che preparava la maratona di Milano del 15 aprile andò a Piazza Cairoli, Milano. Lì aveva saputo di un ritrovo di zuzzurelloni giocosi.
(nella foto: i zuzzurelloni giocosi)
Il giovane podista voleva esercitarsi con il fartlek. Tratto in inganno da wikipedia, e dal testosterone, pensò che il fartlek fosse un gioco che coinvolgeva avvenenti svedesi.
(nella foto: un podista gioca al dottore con la svedese. Questo NON è fartlek)
Nel sito dei zuzzurelloni giocosi (nel prosieguo "Podisti da Marte") il podista aveva letto che il tema del gioco era il pronto soccorso. Forse anche per potersi travestire a tema, i Podisti da Marte in quella occasione raccolsero 1500 euro per la Croce d'Oro Milano, che si occupa proprio di pronto soccorso medico.

Il podista scelse di travestirsi da paziente del pronto soccorso. D'altra parte, pensò, se ci sono infermiere svedesi, c'è bisogno di un malato. Indossò una camica bottom down - lui ODIA le camicie bottom down - ci spalmò su del concentrato di pomodoro, et voilà, pronto il travestimento.
scusate, ho sbagliato lato
(nella foto: il podista si inclina diagonalmente, pronto a scattare)
L'idea non poteva essere più sbagliata. Invece che infermiere, attrasse a sé matti e serial killer che cercarono in tutti i modi di procurargli altre ferite.
(nella foto: una matta cerca di scannarlo)
(nella foto: il serial killer indossa la mascherina perché il sangue lo impressiona)
Non solo. I Podisti da Marte correvano sì per le vie della città. Ma lo facevano distribuendo fiori, dispensando sorrisi e, peggio del peggio, fermandosi di tanto in tanto per ricomporre il gruppo.
(nella foto: tanta roba)
Niente agonismo. Un gioco di corsa, senza (tanta) velocità. Bambini, cani, bandiere. Certo non lo si può considerare un valido allenamento per la maratona di Milano. Men che meno lo si può considerare fartlek. Non fatevi ingannare dalle traduzioni di wikipedia. Il fartlek è ben altra cosa. Non basta che si giochi e che ci siano le gnocce. Ci vuole anche il sudore.

Cari discepoli, se volete impegnarvi seriamente in una corsa allenante, praticate il fartlek. Alternate corsa a ritmo velocità gara con corsa a ritmo corsa lenta o media, secondo i dettami dell'Albanesi.

Se volete divertirvi in compagnia, correndo, andate a uno di questi incontri che i Podisti da Marte organizzano una volta al mese. Il prossimo, dicono, sarà il 10 maggio alle 19.30. A Milano, perché Milano è la città dei Podisti da Marte.
[MILANO E' LA CITTA' DEI PODISTI DA MARTE]
Il podista della storia purtroppo non ci sarà. Il 2 di maggio partirà per Singapore, dove praticherà il fartlek coadiuvato dal cibo indiano di cui è ghiotto.

Però potete andarlo a salutare il 15 aprile 2012 all'arrivo della Maratona di Milano. La speranza è che arrivi entro le 12.20. Gli saranno servite tutte queste lezioni?

I supporters De Marchi si troveranno:
dalle ore 10 circa di fronte alla chiesa di San Babila muniti di palloncini e pon pon.
dalle ore 12 circa in Viale Papiniano, vicino alla fermata Metro Sant'Agostino.
dalle ore 12.30 circa in prossimità della porta dell'arrivo in Piazza Castello.

Per prendere parte al gruppone di sostenitori potete inviare un'email a info@fondazionedemarchi.it

Un caro saluto dal Vostro Professore. E' stato un piacere e un onore impartirvi codeste preziose lezioni.

Questa lezione è stata finanziata dalla campagna: Di corsa per la De Marchi. Quota 2300 è stata superata e il podista è molto contento. Gli obbiettivi di costringerlo a correre TUTTA la maratona con le orecchie di Topolino, e gli ultimi 95 metri a piedi scalzi, sono raggiunti. Ma se proprio avete 5 euro che vi avanzano, potete sostenere la De Marchi attraverso una donazione qui

Comunicazioni di servizio

Che vergogna, uso privato del blog. Uso privato di uno spazio pubblico. Neanche fossi un tesoriere leghista qualsiasi.

Comunicazioni di servizio alle staffette "Piovono Runners 2" e "Piovono Runners 3" che corrono per la Fondazione De Marchi.

A. Queste sono le foto dei vostri colleghi di staffetta.
Staffetta 468 (Piovono Runners 3)
1. Lucia
(nella foto: Lucia, coordinatrice delle Lucia's Girls, nell'atto di correre la Stramilano)
Lucia passa il testimone a
2. Alessandro
(nella foto: Alessandro, impegnato nell'attività fisica per lui più impegnativa fino a pochi mesi fa)
Alessandro passa il testimone a
3. Fabio
(nella foto: Fabio, il Veterano, alla sua seconda esperienza di staffetta per la De Marchi)
Fabio passa il testimone a
4. Aldo
(nella foto: Aldo, palermitano, maratoneta, organizzatore di trail in Sicilia. Devo dire altro?)
Aldo taglia il traguardo.


Staffetta 469 (Piovono Runners 2)
1. Valentina
(nella foto: Valentina, una delle Lucia's girls, fisioterapista in carriera)
Valentina passa il testimone a
2. Stef
(nella foto: Stef, l'uomo che mi ha introdotto al personal fundraising. Adesso ha la barba)

Stef passa il testimone a
3. Giovanni
(nella foto: Giovanni, il Veterano, demarchiano de fero dopo aver visto come lavorano. Adesso non ha la barba)
Giovanni passa il testimone a
4. Isabella
(nella foto: Isaballa, una delle Lucia's Girls, la più forte del trio)
Isabella taglia il traguardo.

B. Nel pacco che avete ricevuto o che state per ricevere trovate o troverete
- pettorale
- spille da balia per attaccare il pettorale alla maglietta
- busta di plastica bianca per il cambio
- adesivo con il vostro numero da incollare alla busta di plastica bianca per il cambio
- maglietta della Fondazione De Marchi da indossare e da conservare come caro ricordo
- maglietta della MCM2012 da conservare come caro ricordo
- mappa con indicato il percorso e il punto di cambio dove ciascuno staffettista dovrà posizionarsi
- biglietto della metro per arrivare al punto di cambio, utilizzabile per tutta la giornata di domenica
- busta della spazzatura da indossare per proteggersi da pioggia e freddo in attesa della partenza
- altra roba che adesso non ricordo e che non ha molta importanza (forse)

Nel pacco, Lucia e Valentina hanno ricevuto anche il TESTIMONE. Il testimone dovrà essere passato di staffettista in staffettista, nell'ordine indicato sopra. Il testimone è un braccialetto nero con il chip che serve per rilevare i tempi di ciascuno.

Nel pacco di Fabio ci sono due biglietti della metro, due buste di plastica bianche e due sacchi della spazzatura. Quelli in più sono per Giovanni, nella fretta di dargli il pacco prima degli altri mi sono dimenticato queste cose. Fabio e Giovanni, mettetevi d'accordo per la consegna.

C. Come arrivare al punto di cambio
Ciascun punto di cambio è in prossimità di una fermata della Metro. Per viaggiare usate il biglietto che trovate nel pacco.

Lucia e Valentina partono da Rho Fiera (Rossa-M1) e arrivano a Lotto (Rossa-M1).

Alessandro e Stef partono da Lotto (Rossa-M1) e arrivano a Porta Venezia (Rossa-M1).

Fabio e Giovanni partono da Porta Venezia (Rossa-M1) e arrivano a Sant'Agostino (Verde-M2)

Aldo e Isabella partono da Sant'Agostino (Verde-M2) e arrivano a Cairoli (Rossa-M1)

Per chi vuole vedere il finale di Aldo e Isabella, consiglio di scendere a Lanza (Verde-M2).

Arrivati al punto di partenza potete utilizzare le sacche bianche per inserire gli indumenti asciutti. L'organizzazione della MCM ve li porterà al punto di arrivo.

D. Come passare il testimone
Arrivati a ciascun punto di partenza (trovate la mappa nel pacco) troverete oltre mille persone, sulla destra, in attesa del cambio.

Gli staffettisti del cambio aspettano in ordine progressivo, dal pettorale numero 1 al pettorale numero 1800. La squadra Piovono Runners 3 ha il pettorale 468. La squadra Piovono Runners 2 ha il pettorale 469. Nel cercare lo/la staffettista cui passare il testimone, contate i pettorali degli staffettisti alla vostra destra.

E. Finita la frazione
Finita la frazione, sulla destra, troverete il punto di ristoro, la sacca con i vostri indumenti asciutti e i bagni. Per le docce bisogna tornare a Piazza Cairoli.

Andrea Giannini, ex astista e testimonial della De Marchi, correrà l'ultima frazione portando un'asta con la bandiera. Chi vuole, può venire all'arrivo, alla curva finale (Lanza-M3) per correre tutti insieme gli ultimi cento metri con Andrea.

F. Domande ulteriori
Fatele pure, avete il mio indirizzo email e il mio cell. Dopo le 18 la tensione per la gara di domani potrebbe essere particolarmente alta. Potrei rispondere in modo rude, mi scuso in anticipo.

G. Varie
Non avevo altro da dire ma, arrivato al Punto F, non potevo non toccare anche il Punto G.
Ne approfitto per augurarvi buona corsa.

Buona corsa!!

venerdì 13 aprile 2012

Come preparare al meglio una maratona - P. 2 (Milano)

Buongiorno ragazze e ragazzi.

Bentornate e bentornati al corso su come preparare al meglio una maratona.

Il corso si compone di tre lezioni. Gli argomenti trattati nelle lezioni sono l'allenamento core, il lungo veloce e il fartlek. Se avete perso la prima lezione, potete rileggerne gli appunti qui.

Mi scuso per il ritardo nella pubblicazione della seconda lezione. La connessione a internet alla quale mi collegavo piratescamente Ero a  Milazzo andava e veniva. Non ci sono più i wifi gratuiti di una volta.

Ma passiamo, senza ulteriore indugio, a trattare l'argomento di oggi.

Lungo veloce


Stupiti. Vi vedo stupiti. Non riesco a non dissimulare stupore nel vedere i vostri volti stupiti.

Scandisco bene le singole lettere. L-u-n-g-o v-e-l-o-c-e. Adesso è anche meno intellegibile. "Ma come" vi starete chiedendo "il lungo non è per definizione lento?"

No, cari discepoli, il lungo non è necessariamente lento.

Il lungo può e talvolta deve essere veloce. E' noto che la funzione del lungo è di abituare il corpo alle sofferenze della maratona. Il podista procede lentamente così da abituare il fisico, gradatamente, a sostenere i microtraumi della lunga distanza. Per chi corre la prima volta una maratona, il lungo DEVE essere lento, di almeno 20-30 al km secondi rispetto al ritmo che intendete tenere in gara. Chi ha già inanellato un paio di maratone, può cimentarsi nel lungo veloce.

Il lungo veloce allena fisicamente e mentalmente allo sforzo della maratona. L'ideale è partire a un ritmo più tranquillo, 20-30 secondi al km più lento del tempo della maratona, e chiudere la gara in crescendo, al ritmo che si intende tenere in gara.

Il problema con il lungo veloce è la motivazione. E' già difficile nel lungo lento trovare la voglia di correre per tanti tanti tanti chilometri. Durante la maratona è semplice trovare motivazione: c'è il tifo (si spera), c'è l'agonismo, ci sono altre persone che corrono con te. Ci sono i chilometri e chilometri percorsi per arrivare a quell'appuntamento. In allenamento?

Per il lento lungo solitamente si trova qualcosa da fare. La prima volta preparai una playlist, attaccai l'ipod, e mi lasciai trascinare lentamente. Un'alternativa è correrlo in compagnia. Per il lungo veloce ci vuole tanta volontà.

Oppure ci si fa aiutare dalle occasioni.

Un'occasione è stata la Stramilano, corsa il 25 marzo scorso. Per chi non venisse da Marte, la Stramilano è una classicissima corsa milanese. Negli ultimi anni si è corsa a marzo, sulle distanze di 10 km e di 21,97 km.

La 10 km è una corsa non competitiva. Per alcuni è l'occasione di mettersi alla prova in una gara (così è stato per il Vostro Professore tre anni fa). Per molti è l'occasione di fare una passeggiata o comunque una corsetta leggera a Milano, in centro, senza traffico. La 21,97 km è una mezza maratona competitiva.

Ci sono due aspetti che rendono queste due Stramilano molto interessanti: il primo è che si corrono a orari differenti. La 10 km inizia alle 9.30, la mezza maratona inizia alle 10.45. Il secondo aspetto molto interessante è che sono entrambe vicino a casa mia.

Vedete anche voi quello che vedo io, cari ragazzi?
(nella foto: l'opportunità di correre il lungo veloce)
Esatto!

Ecco l'opportunità di correre il lungo veloce.

Tratto di riscaldamento: 3km per arrivare a Piazza Duomo da casa + 10km di gara a 4'30'' al km. Per ottimizzare si può portare la bandiera dei Podisti da Marte. Sappiamo già dalla scorsa lezione che è uno strumento che fa bene al core.

Finito il tratto di riscaldamento, è bene non fermarsi. Una corsetta a casa, cambio di maglia (con pettorale già agganciato), si lascia l'asta della bandiera e si riparte per la mezza maratona.

(nella foto: il tratto veloce)
Vi chiederete perché lascio l'asta sull'uscio, ma escio portando comunque con me la bandiera.

Vi sono più risposte plausibili:
1. è divertente sventolare la bandiera all'arrivo
2. la bandiera fa esaltare il pubblico che urla più forte per incitare
3. la bandiera attira i fotografi e potrete avere una raccolta di foto per ogni gara che correte
tò, un fotografo
Antonio Capasso!!
Ciao Nonna!!
un saluto alle fans
azz s'è fatto tardi
nd' videmu, Antò!
L'arrivo è stato in 1 ora 27 minuti e 11 secondi. 4'07'' al km di media. Forse un po' troppo veloce, la maratona potrà essere più tranquilla.


Un caro saluto dal Vostro Professore. Alla prossima lezione, che non sarà pubblicata più tardi di domani 14 aprile. Anche perché dopodomani c'è la gara.

***


Chi è a Milano, il 15 aprile 2012 all'arrivo della Maratona di Milano può verificare di persona se queste lezioni sono servite oppure no.

I supporters della De Marchi si troveranno, muniti di ombrello a forma di pinguino:
dalle ore 10 circa di fronte alla chiesa di San Babila.
dalle ore 12 circa in Viale Papiniano, vicino alla fermata Metro Sant'Agostino.
dalle ore 12.30 circa in prossimità della porta dell'arrivo in Piazza Castello.

Per prendere parte al gruppone di sostenitori potete inviare un'email a info@fondazionedemarchi.it

A domani, per la prossima e ultima lezione: Fartlek!

Questa lezione è stata finanziata dalla campagna: Di corsa per la De Marchi. Il podista ha raggiunto quota 2000 ed è molto contento. L'obbiettivo di costringerlo a correre gli ultimi 95 metri a piedi scalzi è raggiunto. Ma se proprio avete 5 euro che vi avanzano, potete sostenere la De Marchi attraverso una donazione qui

mercoledì 11 aprile 2012

Intervallo

Tra una lezione e le altre.

Milazzo. Ultima corsa prima della partenza per Milano, prima della partenza per Singapore.

Niente contachilometri, solo contatempo. Parto, 16 minuti e sono alla spiaggia, lungomare di ponente. Ore 19, il sole è nascosto da nubi.

Ore 19.02, giro di boa e ritorno a casa.

Ore 19.03, rigiro e punto il mare.

Via i pantaloncini, via la maglietta, via calze e scarpe.

L'acqua è gelida ma quieta, dopo 7 giorni di tempesta.

Entro fino alle ginocchia e respiro, lentamente. Entro fino all'inguine e respiro, lentamente.

Un tuffo, due bracciate, un'imprecazione "caspita che fredda", due bracciate, riesco.

Mi scuoto. Mi rivesto. Il sole esce a salutare.

Torno a casa.

C'è un treno da prendere.