lunedì 5 marzo 2012

Ripetute in gara

Questo post cercherà di essere breve. Racconta di una gara, ma una gara vissuta come allenamento. Ed è una gara decisamente minore, essendosi tenuta lo stesso giorno della GARA di Cristiano.

Sono stato a Piacenza. Domenica 4 marzo 2012 d.C.. Gli intrepidi piacentini hanno organizzato una mezza maratona (21,097 km), una trenta chilometri (30 km) e una maratona (42,195 km). Tutto lo stesso giorno. Ho escluso la maratona, non sono ancora pronto. Ho visto il percorso della trenta chilometri e ho optato per la mezza maratona.

A Piacenza ho incontrato tante persone. La sveglia alle 5.30 non mi ha consentito di essere vispo e allegro alla partenza e mi scuso da questo blog con loro. C'erano i marziani Walter (sostenitore della buona causa), Francesco (sostenitore della  buona causa), Hanna, Elena (che mi ha salvato dal raffreddore con una busta da indossare prima della gara), Igor, Brisc, Georgiana, Bigno, La Giessica, Francesca, Laura (chiedo scusa se me ne sono dimenticato qualcuno). C'era Manlio, sorridente e in splendida forma. C'era Roberto Torti, che incontrerete alla cena del 19 marzo 2012 d.C.. Roberto non è ancora ai livelli pre infortunio (spina calcaneare, al solo nome rabbrividisco), ma è comunque in buona forma. All'arrivo, nel suo sguardo c'era la soddisfazione di chi ha creduto di non poter più correre e si è ricreduto. Lo sguardo di chi non ha ancora visto Inter-Catania. C'era Oliviero, che ha rinunciato a rincorrere Cristiano a Treviso per una serie di acciacchi. E ha corso una mezza maratona.

Non c'era Stef, piacentino acquisito dopo aver vissuto a Londra per troppo tempo. E' rimasto bloccato dalla burocrazia solo italiana del certificato medico agonistico.

Piacenza è anche la città natale di Lucia, una intrepida podista che conoscerete presto.
(nella foto: the Beast and the Beauty)
Lucia ha corso qui la sua seconda mezza maratona, migliorando il personale di due minuti.

La mia intenzione non era certo di migliorare il personale sulla mezza maratona. Sono troppo legato a Verona, è lì che deve restare il personale. E' a Verona che Zia Carmela urla a squarciagola "VALEEEE!!!" all'arrivo.

Come essere sicuro di non correre a Piacenza il personale?

Ho adottato un metodo shshscientifico. Ho corso 21 km il giorno prima, per affaticare le gambe. E ho sperimentato le ripetute sui 21 km, ispirato dal post algebrico comparso su Piovono Runners qualche giorno fa.

Non avendo capito manco per un ciufolo la formula di Cristiano, mi sono dedicato a operazioni più semplici: 5+4+3+2+1. Addizioni. Certo, il numero totale supera le dita di entrambe le mani. E se si includono i recuperi perfino le dita dei piedi. Però almeno non devo prendere la calcolatrice o il foglio excel.

In breve: riscaldamento + allunghi di lunghezza decrescente cercando di stare tra 3'50'' e 3'55'' al km di media + recuperi di 1km cercando di stare tra 4'05'' e 4'15''. Quindi: 1 km a 4'05'', 5 km a 3'50'', 1 km a 4'07'', 4 km a 3'50'', 1 km a 4'07'', 3 km a 3'55'', e così via...

Pesantissimo ma molto soddisfacente. Aver preso la gara come allenamento mi ha consentito di poter fare il buffone con il pubblico. Urli, inchini, baci. E Piacenza rispondeva alla grande, un pubblico così caloroso è una gioia per il cuore e le gambe. Ultimi 100 metri sventolando la bandiera marziana, zompando e con retrorunning finale.
(nella foto: ognuno arriva a modo suo)
L'unico inconveniente era per i podisti che incontravo in gara. Quando li superavo, durante le ripetute, cercavano di starmi dietro. Quando rallentavo, nei recuperi, rallentavano anche loro. Dopo 10 km di questa storia ho iniziato a urlare: "sono ripetute!" e la situazione si è normalizzata. Tranne che sul 20° km, dove ho fatto da lepre alla terza donna arrivata al traguardo. (sono arrivato dopo la 3° donna, che soddisfazione!!)

Alla fine sono riuscito a non battere il personale.
[Qui la classifica completa]
1 ora 22 minuti e 58 secondi tempo effettivo. 48 secondi in più di Verona. Zia Carmela è contenta e sono potuto andare a mangiare i cannelloni della madre di Lucia senza rimorsi. I rimorsi li ho lasciati al bis (e i trimorsi al tris).
(nella foto: cannelloni... cannelloni... cannelloni...)

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sabato 3 marzo 2012

Caro barista

Nella mia testa doveva nascere come un tweet. Poi è diventato troppo lungo e lo pubblico qua. Così ne approfitto per invitare a donare ORA, cliccando QUA, per la Fondazione de Marchi.

Caro barista che mi porti il cornetto dieci minuti dopo avere portato il cappuccio e dopo aver servito tutti gli altri amici tuoi che sono arrivati dopo di me; caro cliente che contratti sul prezzo alla expert e mi blocchi la fila - invano - per 20 minuti; caro supermercato che mi vendi a 8 € al chilo le sardine "fresche", solo perché sarebbero state pulite,  e quando arrivo a casa scopro che le hanno pulite togliendo solo la testa che so bravi tutti a farlo e mi tocca deliscare le sardine all'una che c'ho una fame che mi mangerei lische di sardine crude; caro carabiniere che mi fai compilare i moduli perché la denuncia online non è possibile - ma come mi avete inviato un'email con la conferma?! - eh dipende, c'è quello che lo sa fare e quello che non lo sa fare, e mi fai compilare due moduli che sennò devi fare la fotocopia ed è un casino, e ce l'ha una penna? ah no? ahiahiahiahiahi, vabbé eccola qui.

Cari tutti, sappiate che se vi ho risposto con un sorriso è che stamattina mi sono svegliato alle 7 e ho corso 21 km a 4'28'' al km. E sono contento.


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giovedì 1 marzo 2012

Breaking News!

Update 5/3/12
BREAKING NEWS!/2
La voce alla fine non è stata confermata. Hanno dato il posto di Valerio a un altro. Il 18 marzo Valerio non sarà a Roma ma a Vigevano come inizialmente programmato. Che poi Roma è pure acerba.

Neanche si fa in tempo a dare gli aggiornamenti sulla Maratona di Treviso e a comunicare della Cena per la De Marchi (19 marzo, ore 19.30, Panta Rei, Viale Pasubio 14, Milano, qui il gruppo Facebook) che subito arriva un'altra notizia.

Il 18 marzo 2012 i Piovono Runners tornano a Roma. Un anno fa Carletto e Cristiano corsero la Maratona di Roma ed entrarono a pieno titolo nell'Olimpo dei Maratoneti. Quest'anno Valerio percorrerà il solco da loro tracciato.

Voci non confermate dicono che seguirà uno degli atleti che prenderanno parte al documentario The Spirit of the Marathon II. Voci confermate dicono che domenica scorsa Valerio ha visto la prima edizione del documentario e ha pianto come un bebè. Speriamo che mantenga il controllo durante la gara.
(nel video: il trailer di The Spirit of the Marathon)

E la Maratona di Milano da correre sotto le 3 ore? Quello resta sempre l'obbiettivo, cari lettori che piovono. Quello resta l'Obbiettivo.


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mercoledì 29 febbraio 2012

A cena per la De Marchi

Save the Date!!

Lunedì 19 marzo 2012, dalle 19.30 in poi, cena al Panta Rei, Via Pasubio 14, Milano.

Il tema della cena sarà Babbo Natale, amico di tutti i bambini, in perfetta sintonia con il clima equatoriale che stiamo vivendo a Singapore Milano.

La cena prevede due primi caldi, un secondo caldo, trenta tra antipasti, contorni e cazzatielle varie, dolci, vino, acqua, caffé, tovaglioli e centrini da tavola.

Ma tutto ruota, come detto, intorno alla figura paciosa e rassicurante di Babbo Natale.

Babbo Natale. Tutti noi nati prima del 2000 ricordiamo con affetto il simpatico panzone dalla barba lunga e bianca e dal vestito rosso abbondante. Ebbene, un grave pericolo incombe sui fanciulli del terzo millennio. L'icona del gioviale Babbo sta per essere soppiantata dall'anoressico scalatore di balconi. Un pupazzo di plastica che famiglie di onesti ma incauti lavoratori appendono ai davanzali. Tradizione? Ancora, per fortuna, no. Ed è nostro dovere civico lottare affinché non lo diventi mai.

Babbo Natale è godereccio e rubicondo. Ama i bambini. Non si sognerebbe di imitare un qualsiasi ladruncolo per entrare nelle loro case. Con slitta e renne approda su tetti, e scende da camini.

Il tentativo di distruggere l'icona classica di Babbo Natale non è il mero, ennesimo, strumento adoperato per invadere l'occidente di paccottiglia cinese. C'è qualcosa dietro, di ben più profondo e pericoloso. I poteri forti? L'ombra di D'Alema? Bildenberg? A queste e ad altre domande risponderà Roberto Torti, maratoneta, blogger, ma soprattutto autore dell'audace pamphlet Liberiamo Babbo Natale!

"Credere a Babbo Natale
è esercitare l'immaginazione,
è vivere a cavallo tra magia e realtà.
E noi cosa facciamo?
Appendiamo un orribile
fantoccio al balcone."
Il costo della cena è di 20 euro, dei quali 15 andranno per pagare cibo, vino, locale e bicchieri. Tutto il denaro raccolto durante la serata sarà versato alla Fondazione De Marchi il giorno dopo, con un'unica donazione, attraverso la pagina di Rete del Dono.

Chi vuole partecipare può iscriversi all'evento facebook e inviare un'email all'indirizzo race4charity@gmail.com

Per iscriversi c'è tempo fino al 15 marzo, per consentire a Marilena di Panta Rei di preparare abbastanza cibo per tutti.

Lottiamo!! Affinché immagini del genere diventino presto uno sbiadito, benché sempre doloroso, ricordo.

La banalità del male
(Nella foto: babbonatale e alluminio anodizzato deturpano un borgo medievale)

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Ci siamo (quasi)

Quest'anno è tutto diverso.

Non c'è l'emozione della prima volta, sostituita dalla consapevolezza che sarà una faticosissima figata.
Non ho contato tutti i km che ho corso nella fase preparatoria, c'è stato semplicemente il tentativo di correrne tanti e bene.
Non c'è l'astinenza totale dagli stravizi nella settimana precedente la gara , ma un più semplice, vago e disilluso orientamento a limitarsi.
Non c'è un nuovo paio di calze da 20 euro, c'è il vecchio paio di calze da 20 euro.
Non c'è Carlo e questa è la variabile che meno mi piace. Però c'è Vincenzo, che se non mi porta al traguardo lui, io non arrivo con quei ritmi che mi vuole far tenere.
Non ho consumato con gli occhi la mappa del percorso, guardandola e riguardandola mille volte, chiudendo gli occhi e immaginando ogni svolta, ogni rettilineo, ogni monumento di quella Roma che non vedevo l'ora di rivedere, correndoci dentro. Quest'anno so solo che si va da Vittorio Veneto a Treviso, che i km sono sempre 42, che i metri finali sono sempre 195, che ogni 5 km c'è un ristoro da non mancare e che il percorso pare sia veloce.
Non penso a inebriarmi del luogo in cui corro, quest'anno. Stavolta ci si concentra sul gesto tecnico e si lavora sui tempi.
Non c'è il sanpietrino a terra quest'anno. Spero.
Non ci saranno i giapponesi, forse qualche friulano.

Quest'anno è tutto uguale.


L'alba di una domenica.
La vestizione.
Gli integratori.
L'aria fredda che accende tutte le sinapsi, all'uscita di casa.
L'adrenalina.
Gente che si unge.
Corpi pressati nelle gabbie.
Lo sparo.
Un piede davanti all'altro.
La ricerca del ritmo.
La testa che si riempie e si svuota, come una clessidra.
Correre.
Bere.
Spugna.
Siamo già al 10°. Dai
Siamo già alla Mezza. Dai, dai.
Siamo ancora al 30°. Merda.
Anche il gps ha i crampi, rileva i km più lentamente, è evidente.
Quanto cazzo manca? Poco dai, siamo al 31°.
Gesù.
Pensa a qualcosa di bello.
Pensa a qualcosa.
Pensa.
35°km.
Dal 36° al 41° non pensare più, sono energie sprecate.
Al 41° si riaccende tutto, come se qualcuno alla fine avesse trovato il tuo generatore d'emergenza.
Il traguardo.
Ce l'hai fatta.
Ricordati di non piangere sulla spalla della signora che ti dà il telo termico.
Cerca la Bionda.
Goditela.

Pensa al post per Piovono Runners.

giovedì 23 febbraio 2012

Appuntamento con la Storia - parte II

Questo post sostiene la campagna: Di corsa per la De Marchi. Se ti sei perso il lancio della campagna, ciufoli tuoi, questo è il link del lancio. Qui, per contribuire alla campagna.

Per chi si è perso la prima parte. Questo è il link con il chilometrico racconto dell'ultima Missione dei Marziani. [prima parte]

Qui un'immagine che riassume egregiamente l'evento:
(i Marziani sono matti come cavalli)
Mentirei se dicessi che arrivavo sereno all'appuntamento con la Romeo & Giulietta Half Marathon.
(nella foto: si badi, il sorriso prima della partenza è per la compagnia, non per lo stato d'animo. Si badi)
Spossatezza fisica e mentale presero il sopravvento nelle due settimane che precedettero la gara. Fui travolto da un loop mortifero di "stanchezza / niente corsa / nervosismo / ira / senso di colpa / stanchezza / niente corsa / nervosismo / ira / senso di colpa / stanchezza / niente corsa / nervosismo / ira / senso di colpa / stanchezza / niente corsa / Sanremo / ira / senso di colpa / stanchezza / niente corsa / nervosismo / ira / senso di colpa / stanchezza / niente corsa / nervosismo / ira / senso di colpa / stanchezza / niente corsa / nervosismo / ira / senso di colpa".

Tre allenamenti in due settimane, 40 km corsi, troppi pochi nelle gambe. Nessun allenamento sulle ripetute, dove trovo la spinta per finire la gara sull'ultimo tratto?

E' con questo spirito che mi presento a Verona sabato 18 febbraio 2012. Uno spirito, certo, rinfrancato dalla Missione marziana della mattinata. Ma anche uno spirito consapevole che il personale sulla mezza maratona non sarà realizzato.

Un anno prima, stesso giorno, scendevo dal treno con ben altre prospettive. Volevo scendere sotto 1 ora 27 minuti e 01 secondi. E c'ero riuscito. Anche troppo, 1 ora 23 minuti e 27 secondi.

Un anno prima ero meno allenato nel complesso, ma più in forma. Non avevo perso due settimane a innervosirmi inutilmente dietro a un corpo ingolfato. In più avevo la spinta di donazioni costanti per l'EEIBA sulla pagina di Justgiving. Quest'anno la pagina di Retedeldono sarebbe stata creata dopo la gara, la sera stessa.

Il giorno prima rinuncio a correre la Missione marziana per non affaticare le gambe. Il pomeriggio scendo dal treno che sono le 5. Cammino verso Piazza Bra, dove dovrei ritirare il pettorale. Arrivo a Piazza Bra, dove nei due anni precedenti avevo ritirato il pettorale.

Il pettorale non è lì. C'è l'arrivo della gara, transennato. Ma niente che faccia pensare che l'expo della Mezza di Verona sia in Piazza Bra. Santa Cristina, come vorrei aver guardato il sito internet della gara prima di partire! E adesso come faccio?

Per fortuna che esistono gli smart-phone con la connessione a internet!, penso. Purtroppo non ne ho uno. Il mio cellulare è però abbastanza smart da consentirmi di chiamare la donna-più-buona-del-mondo.

Pronto
Sì?
Sei davanti al computer?
No
Puoi andare collegarti a internet e controllare dove si trova quel c@#?o di expo dove posso ritirare quel fo*#?to pettorale? (ero molto nervoso, prima di partire avevo scoperto che Belen portava le mutande)

Tanta pazienza da parte della donna-più-buona-e-paziente-del-mondo dopo ed ecco trovato il posto dove si ritira il pettorale: il Palasport, dall'altra parte della città.

Torno rassegnato alla stazione dei treni. Lì vedo passarmi davanti l'autobus 13 che, a detta di google, mi avrebbe portato al Palasport. Lo rincorro. Lo perdo. Prendo il taxi.

5 minuti e 7 euri dopo eccomi al Palasport.

Qualcuno si chiederà: "perché un incipit così lungo e noioso? Non bastava parlare subito alla corsa?"

Valerio: "ebbene, Qualcuno, no non bastava. La mia intenzione era di far provare ai lettori la frustrazione di chi ha rinunciato a correre la Missione per non affaticare le gambe la mattina ma ha camminato per 3 km la sera. Di chi ha preso uno scomodo regionale Milano-Verona per risparmiare e ha speso per il taxi quello che ha risparmiato non prendendo il comodo treno rapido. Grazie per la domanda, Qualcuno, mi consente di chiarire il perché di questo incipit così lungo e noioso."

Qualcuno: "aaah"

Il giorno della gara

La Mezza di Verona è una gara molto bella. Tosta ma con bei percorsi. Una discreta quantità di pubblico a fare il tifo lungo le strade. Tante persone alla partenza. E' una gara ben organizzata con pacemaker per tutte le distanze. I pacemaker sono quei tizi dell'organizzazione che corrono con un palloncino con scritto quanto ci impiegano a finire la gara. A Verona ci sono anche i pacemaker per chi vuole finire in 1 ora e 20. Fischia che pacemaker!, penso.

Arrivo tranquillo un'ora e mezza prima alla partenza. Incontro i compagni podisti del Gazzetta Runners Club. Incontro Ruggiero, quasi un habitué di questo blog.
(nella foto: oscure presenze sul Gazzetta Runners Club)
Ma l'incontro più importante della mattinata avviene in bagno. E' Andrea, strongman runner e trevigiano, conosciuto in quel di Weeze (Germania) nel lontano aprile 2010.

Andrea, come stai?
Ciao Valerio, veramente in questo momento starei urinando
Sì lo vedo, aspetta che mi unisco
...
Allora? Carico per la partenza?
Sul serio, non riusciamo a parlarne fuori dal bagno, ci stanno osservando tutti?
Ok
[poco dopo]
Allora? Carico per la partenza?
Sì, dai, abbastanza. Tu?
(rattristandomi) mah, sai, le solite cose, la morte e la vita non cambiano mai. Ero qui per correre il personale, ma poi un sacco di disgrazie, adesso ti racconto...
Guarda, tutto interessantissimo ma devo andare.... ma scusa, di che colore hai il pettorale?
Rosso, perché?
I rossi son quelli che partono in ultima fila. Ci sono 5 batterie, la prima è la gialla. La rossa è l'ultima.
Cooooooooooooooosaaaa?!!?!?!? E' stato bellissimo incontrarti. Ciao eh ciao.

Corro, scappo alla partenza. Cinque batterie la rossa è l'ultima. La gialla è la prima. Provo a infilarmi nella gialla, ma non mi lasciano passare.

Ma l'anno scorso ho fatto qui 1 ora 23 minuti e qualcosa, perché non mi fate entrare?
Mi dispiace, regolamento. Può farsi mettere un timbro sul pettorale dall'organizzazione.

Mancano 20 minuti alla partenza. Dove ciufolo trovo l'organizzazione?!? Chi è l'organizzazione ?!?!? Mi scapicollo al palazzetto dello sport, circa 700m dalla partenza. Trovo una ragazza dove distribuiscono i pettorali. Le spiego a 300 parole/secondo che non-posso-partire-in-fondo-c'ho-il-personale-da-fare-avevo-dichiarato-un-tempo-bassissimo-corso-a-verona-peraltro-proprio-qui-l'anno-scorso-in-questa-bellissima-gara-in-questa-bellissima-città-amo-giulietta-sul-serio-è-la-mia-macchina-preferita-...

La ragazza mi interrompe e dirotta su uno che c'ha lo sguardo da faccio-parte-dell'organizzazione. Sto per ripartire con il fiume di parole (tra noi). Mi interrompe a "non-posso-partire", traccia un cerchio sul mio pettorale con l'uniposca arancione e imprime sopra il timbro dell'organizzazione.

Sarà bastevole? Penso. Torno all'ingresso della gabbia gialla (e siamo già al 3° km di riscaldamento). Vedono il timbro arancione, borbottano "arancione, qui non c'è l'arancione". Ma si distraggono e sono già dentro.

Sono dentro! Sono giallo! Mi sposto sul lato opposto all'ingresso, dove c'è meno gente accalcata. Pettorali rossi, blu, verdi. Come mai? Mi volto e vedo due tizi con i pettorali blu scavalcare le transenne. Pettorali blu, penultimo blocco. Santa Cristina, che sfiga!, penso.

Il tempo di considerare quanto è crudele la vita e POUM!! lo sparo della partenza.

Imposto il cronometro, punto i palloncini dei pacemaker da 1 ora e 20 e mi accodo. 1 ora e 20. Non riuscirò mai a finire in 1 ora e 20 minuti. Ne sono perfettamente consapevole. Adotto la tattica kamikaze che adottai in altre occasioni: seguo le lepri nella prima fase, mi lascio trascinare il più lontano possibile e poi assesto la marcia su un ritmo a me congeniale per gli ultimi chilometri. Esattamente il contrario di ciò che dovrebbe fare il buon podista (don't try this at home!).

Il primo chilometro passa in 3'40''. Fischia se vanno veloce!, penso. Il secondo chilometro scendono a 3'45''. Socc'!, penso. Così proseguono fino al 5° km. Poi decido di puntarli da un po' più lontano. Sempre più lontano finché scompaiono all'orizzonte.

Sono solo.

Sono solo in mezzo a sconosciuti. Ho il fiatone, tengo un ritmo tra i 3'50'' e i 3'55'' al km. Vedo capannelli di persone ai lati. In altre occasioni avrei urlato per incitarli. Non ho il fiato e sono solo al 9° km. Alzo il pugno quando tifano al nostro passaggio.

Sono solo.

Lo sforzo è più duro di quanto pensassi. Mi aggrappo a ogni pensiero positivo. L'organizzazione è stata davvero crudele questa volta. Tante curve, tanti ponti, tanti saliscendi. Le gambe bruciano per lo sforzo, è dal 1° km che sudo. Ogni rifornimento è un'occasione per svuotarmi addosso mezza bottiglietta d'acqua. L'altra mezza provo a berla ma non riesco a deglutire.

All'11° km ingollo il gel energetico che avevo portato dietro. Un po' di energia, grazie! Dall'11° al 18° km riesco a stare tra i 3'55 e i 4' al km.

Il 18° km è un'epifania. In altre gare questo era il momento in cui acceleravo. Qui ho a malapena la forza per non decelerare. Improvvisamente, però, comincio a stare bene. Per tutto il tempo avevo l'occhio fisso sul cronometro. Quando sei allenato puoi fregartene, il tempo buono arriva da sé. E' quando non sei allenato che devi tenerti sotto controllo. L'allenamento nella corsa, come in tutti gli sport, serve a controllare il fisico nei momenti di difficoltà, di tensione. Il 18° km. Mancano 3 km. Certo, devo stare attento a non mollare. Però sticazzi! (scusate il francesismo), son quasi arrivato. Manca poco. Godiamocela un poco sta spacchio di gara!!
chi è quel pettorale rosso in mezzo ai gialli?
hop
ma... ha un cerchio arancione in alto a destra!?!
hop
hop
HOP!
Il Ponte di Castelvecchio è una salita ripida sui sampietrini, al quale segue una discesa ripida sui sampietrini. In altre condizioni potrebbe distruggermi. In questo momento vedo il personale sulla mezza maratona davanti a me. Non guardo più l'orologio. Sento che tengo il ritmo giusto e questo mi basta.

19° km in 4'01''. Chissene, stiamo quasi arrivando. No one can stop us now.

20° km. Verso la fine, si vede l'arena. Davanti a me c'è un podista del G.P. Casalpusterlengo. Casalpusterlengo, universalmente nota per la nebbia, il teatro, ma soprattutto l'uscita dell'A4.

E' davanti a me ancora per poco. Poco prima di entrare nell'Arena lo supero.
(nella foto: gladiatori nell'Arena)
Poco dopo l'uscita dall'Arena mi supera.

Chissene, sto sotto il personale. Diamo un'occhiata all'orologio...
(nella foto: il Filippo dei podisti guarda la macchina che guarda me che guardo l'orologio)
1 ora 21 minuti e pochi secondi. Potrei scattare e arrivare sotto 1 ora e 22. Potrei rinunciare alla retrocorsa finale. Potrei rinunciare a salutare Zia Carmela che è venuta a vedermi all'arrivo.

VALEEEE!!!!

ZIA CARMELAAAA!!!

Devio per salutarla, scatto, mi giro, retrocorro, mi rigiro, finito!

1 ora 22 minuti e 10 secondi

Nuovo personale sulla mezza maratona.

Strappato coi denti. Ventuno chilometri corsi di testa e di cuore. Finiti. Esausto ricevo la copertina termica per evitare l'assideramento. Mi lancio sulla ragazza che la porge per abbracciarla. Esaurito lo slancio affettivo mi dirigo senza medio termine verso a) la borsa con i vestiti, e subito dopo b) il cibo.

"Scusi avete vin brulè?" Chiedo sicuro di ricevere risposta negativa. E' una mezza maratona con 4.000 iscritti questa, mica una tapasciata!, penso.
"E' in fondo al banc.."
Non sento la fine della frase. Ci sono già abbastanza elementi e ho un appuntamento con il fondo del bancone.

A servirmi è un simpatico polacco rubicondo. Prima versa del vin brulè al barbùn in fila, in barba ai precetti del sindaco Tosi. Inganno l'attesa ingurgitando panettone. Poi mi riempie il bicchiere da 500cl di vin brulè.

Basta? chiede sornione.

Non basterà. Un panettone e un altro boccalone di vin brulè dopo, incontro gli altri podisti GRC. Subito dopo anche Zia Carmela e Zio Moreno, contenti quanto me.

E' il momento di festeggiare. E' il momento di rilassare le membra. E' il momento di pranzare.
(nella foto: 1 ora 22 minuti e 10 secondi)
[FINE DELLA PUNTATA]

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